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Pinerolo Indialogo

Novembre 2012


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Felix Baumgartner
Balzo nel vuoto

 

di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.11 - Novembre 2012

  Se provo a concentrarmi su cosa possa pensare un uomo che sta per paracadutarsi da 39 km di altezza, mi lancio io stesso in un abisso che, paragonato al pindarico salto spaziale raccontato dai telecronisti come una gara di moto, quest’ultimo pare il saltino dei due gradini finali delle scale di scuola al sabato. Non voglio esaltare l’animo umano e le colonne d’Ercole da portarsi dietro con un pallone d’elio o nel bagagliaio della propria auto e poi fin nella cassettiera della scrivania in ufficio. Non serve a nulla nascondersi dietro l’abusato desiderio di conoscenza o dietro al sudato e barbuto Ulisse. A Felix Baumgartner non faccio domande perché non credo che otterrei nulla più di una risposta banale, degna di chi riesce a fare un’azione tanto lontana dalla quotidianità e a riempirsi il sito ufficiale di ovvie frasi machiste da ingegnere aerospaziale palestrato, adatte a pubblicità di orologi, bevande energetiche e carburanti. Se pensassi intensamente alle molle da far scattare nella mia mente, background emotivo e culturale compresi, ai passaggi sequenziali che dovrei attivare per, chessò, legarmi le scarpe o alzarmi dal letto la mattina, improvvisamente queste attività insignificanti diventerebbero un’impresa. Nella sconsideratezza di un volo di dieci minuti a oltre mille km/h mi entusiasma/mi inquieta/mi allibisce, più del volo stesso, il pensiero che l’osservatore può trarre da una simile esperienza: la necessità ultima di cancellare ogni forma di pensiero per riuscire a compiere attività ultra-logiche. Con buona pace dei greci. Se si osserva il video dell’Evento (non ci posso fare nulla, è qualcosa che mi rimarrà impresso più del primo bacio) c’è da rimanere allibiti, certo forse è la rarefazione dell’aria e quella tuta tanto goffa che cancella ogni parvenza di emotività nei gesti, a notare come il Passo nel Baratro non si differenzi in alcun modo da un passo qualsiasi; il saluto militare sembra scacciare una zanzara dal casco. L’assenza di riflessione. L’istintività del momento. La Caduta. Non Pensare.

C’è un altro momento del lancio che lascia interdetti, quello del turbinio nel quale Felix (chi è più felix di chi non ha pensiero: The Fool, vedi Re Lear e il piemontese fol) rotea come fanno i personaggi di Dragonball colpiti dagli avversari. Il puntino illuminato agli infrarossi pare una larva staccatasi da una foglia di magnolia durante la potatura, una stella cadente brilla. Provate a riflettere su cosa possa significare quel momento per chi lo sta vivendo in prima persona. Nulla. Mi ricordo per caso il cappottarsi della bici e il frangente, l’istante preciso, in cui la mia clavicola si è frantumata in tre parti? No. Buona parte della nostra vita, compresi i momenti più importanti, avviene in una sorta di torpore intellettuale e sarebbe una follia pensare di essere sempre presenti a noi stessi. Essere autocoscienti nelle proprie azioni è quasi impossibile. E questa consapevolezza turba, specialmente chi faceva del proprio cervello un altarino da incensare con ragionamenti profumati, per non parlare di come sia una spiegazione molto efficace a parte della tremenda realtà che ci circonda.

Dicevano che avrebbero interrotto tutte le dirette nel caso il corpo fosse esploso frammentandosi in pezzi e arti come polvere di stelle nella troposfera. In realtà abbiamo assistito al più grande distacco tra "parti" di uno stesso corpo mai avvenuto: la separazione incolmabile tra la teoria e la pratica, tra l’intelletto e l’azione. Non so mica se devo ringraziarti Baumgartner. Ho solo la tremenda impressione che quello che ho visto sia molto, molto più importante di quello che temevo.