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Pinerolo Indialogo

Novembre 2012


Dialogo tra generazioni

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 Antichi mestieri 



Alla riscoperta del lavoro

"Perchè... è un lavoro quello?"

di Bianca Chiappino

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.11 - Novembre 2012

   Bianca Chiappino incomincia la sua collaborazione con Pinerolo Indialogo con una nuova rubrica sui "vecchi mestieri", che si possono riscoprire anche come nuovi lavori. Lo fa a partire dalla propria esperienza personale.

Qualcuno si potrebbe domandare perché ad una trentenne può venire in mente di intraprendere un viaggio alla riscoperta del lavoro.

I tasselli che mi hanno portata ad intraprendere questa avventura sono almeno tre.

Innanzitutto mi è toccato di vivere in un momento particolare, di far parte di una generazione che un tempo veniva definita X e adesso direttamente Perduta. Quella generazione che probabilmente non saprà mai che cos’è la pensione, quella generazione definita anche precaria e interinale, quella generazione che viaggia di più delle precedenti, ma senza ferie pagate, che il lavoro deve inventarselo o reinventarselo molto di più delle generazioni precedenti.

E così mi capita a volte, proprio a partire dall’osservatorio della mia generazione, di ascoltare i discorsi della gente alla posta o nella sala d’aspetto del medico o in altro luogo d’attesa in cui le persone danno libero sfogo ai propri pensieri ad alta voce. E le frasi che mi colpiscono spesso sono: "Mi manca solo un anno alla pensione", " Il medico mi ha dato cinque giorni di mutua" ma anche, "Se chiudono tutte le fabbriche cosa faremo?", "Ho lavorato trent’anni in fabbrica e adesso che chiude non so fare altro, ma mi manca troppo per andare in pensione".

Il secondo tassello invece viene da lontano. Addirittura dall’altra parte dell’oceano, quando in un pomeriggio assolato in una giungla calda e soffocante un ragazzo mio coetaneo mi chiese: "Ma tu al tuo paese cosa fai, coltivi la terra o lavori in fabbrica?". Le alternative per lui erano solo quelle due e si immaginava che anche per noi fosse così. E mi ricordo che quella stessa notte nel mio sacco a pelo dentro un’amaca mi misi ad elencare in silenzio tutti i mestieri che potevo ricordare. E non erano pochi, anzi! Qualcuno era antichissimo, qualcuno praticamente scomparso, altri assolutamente nuovi e in via di sviluppo. E più ne ricordavo più me ne venivano in mente.

E poi c’è un altro tassello. Mia nonna. Mia nonna che ormai a 84 anni non se la passa tanto bene, ma che ha ancora la voglia di chiedermi (praticamente ogni volta che mi vede): "Ma cos’è che fai già tu?" e ogni volta che immancabilmente rispondo "La burattinaia" immancabilmente ribatte "Perché, è un lavoro quello?".

Sì, e anche se molti non lo sanno, è un lavoro molto antico.

E così, a partire dalla mia esperienza, mi avventuro in questo viaggio degli antichi mestieri, accompagnata dai miei amici e colleghi dell’Associazione Botteghe delle arti Contromano, che mi aiuteranno nei prossimi mesi a raccontare mestieri antichi e mestieri nuovi e anche mestieri strani e sconosciuti mettendo anche a confronto, là dove sarà possibile, giovani e non più giovani che hanno vissuto epoche differenti dello stesso mestiere.

Chissà che qualcuno non trovi ispirazione per l’avvio di una propria impresa!