Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2012

Dialogo tra generazioni

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 Visibili&Invisibili/2 

 

Amnesty International Pinerolo

Pinerolo non è razzista

di Andrea Bruno

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.1 - Gennaio 2012

  I tragici avvenimenti risalenti al 10 dicembre scorso (l’incendio appiccato in un insediamento rom a Torino) hanno provato quanto ancora oggi sia attuale la discriminazione verso quella che è una minoranza assai poco tutelata e molto disprezzata. Eppure, una minoranza che possiede diritti umani, sebbene molto spesso ci sia la tendenza a dimenticarlo (d’altro canto, pochi ricordano che accanto agli ebrei deportati nei campi di concentramento c’erano anche gli "zingari", pochi si soffermano a pensare che è stata un’ininterrotta diaspora a far guadagnare loro il soprannome di nomadi). È indubbio che l’integrazione tra noi e i rom (che vantano una cultura tanto affascinante quanto estremamente diversa dalla nostra) è assai complessa, forse impossibile.
Ma l’irrazionale violenza e rigetto nei confronti del "diverso", di cui gli avvenimenti del 10 dicembre costituiscono un esempio, riempiono di inquietudine. Ebbene, Pinerolo si è opposta a tutto ciò. Giovedì 22 dicembre due eventi, che hanno coinvolto soprattutto giovani, hanno condannato l’intolleranza e la discriminazione, denunciando quello che è apparso come il risvegliarsi (o forse il manifestarsi) di un sentimento razzista (non solo dunque l’incendio al campo rom, ma anche l’uccisione a Firenze di due senegalesi). Il primo si è svolto in mattinata al Liceo Porporato: durante la giornata, autogestita dagli studenti, un gruppo, guidato da alcuni membri di Amnesty International e Libera, ha discusso e commentato la questione. Allo stesso modo, la sera stessa, durante un presidio organizzato dal gruppo Arci in Piazza Facta, molti si sono trovati per gridare all’unisono: Pinerolo è antirazzista!

Il gruppo Libera contro le mafie
Quando legale non
è sempre giusto
di Chiara Perrone

Il Natale come si sa è un periodo in cui i regali viaggiano. A volte però certi "regali" assumono un significato ambiguo, come quello successo pochi giorni prima dell’atteso evento con l’arrivo nell’ufficio del vicesindaco di Torino e del sindaco di una busta con un’offerta di un milione di euro. Mittente l’acciaieria ThyssenKrupp. Questo in cambio della rinuncia da parte del comune di Torino a costituirsi parte civile nel processo di appello per il rogo in cui, quattro anni fa, persero la vita sette operai.

Al comune di Casale Monferrato, alcuni giorni prima, il miliardario svizzero Schmidheiny ha offerto 18,3 milioni. Egli era il proprietario insieme a De Cartier della Eternit, azienda che produceva materiali in fibrocemento che hanno causato la morte di circa 1800 persone dal 1947 ad oggi. L’obbiettivo delle offerte dei legali di Thyssen e Schmidheiny è quello di creare una breccia nel fronte delle parti civili, sperando così di ottenere condanne più leggere.

Esiste un precedente, il comune di Cavagnolo Torinese (dove era operativo un altro stabilimento Eternit) che ha accettato l’offerta arrivata dai legali di Schmidheiny per ritirarsi da parte civile del processo per la strage dell’amianto. I miracoli che può fare un assegno da due milioni di euro! Nella notte tra il 16 e il 17 dicembre anche il sindaco di Casale ha accettato la proposta dei legali di Schmidheiny, ritenendo che il risarcimento servirà per rilanciare il Comune. Adesso non resta che aspettare la risposta del sindaco di Torino.

Contro questo patteggiamento (seppur legale) si è schierata Libera, da sempre impegnata "contro le mafie" ma anche per la giustizia, perché legale non sempre è sinonimo di giustizia. Quante volte si confondono i due termini prendendo per giusto ciò che è legale. Ci teniamo a distinguere in modo netto le due realtà come ha affermato Don Ciotti a Napoli il 21 marzo 2009 per la "Giornata della memoria delle vittime di mafia":"la giustizia è la realizzazione effettiva dell’eguaglianza dei diritti e l’opportunità dei doveri".