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Pinerolo Indialogo

Marzo 2012


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a Walter Benjamin


"...In tv ho visto la Grecia bruciare"

 

di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.3 - Marzo 2012

  Caro Walter Benjamin,

c'è chi dice che è impossibile scappare dai nazisti e nello stesso tempo rispondere alle bibliche lettere di Adorno; da quel che mi risulta tu ci riesci, quindi non ti costerà troppa fatica prestare attenzione a questa missiva fuori dal tempo. Quando scrivi: "Le donne che corteggiamo non hanno delle sorelle da loro non più conosciute? Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra", mi viene da pensare che, forse, questa lettera riceverà una risposta. E non importa se mi verrà recapitata in un'altra era.

Oggi ho acceso la Tv. E' una scatola che deve al cinema quanto quest'ultimo deve alla fotografia: in essa l'opera d'arte, che tu annunci essere diventata tecnicamente riproducibile, è quasi assente. Ho visto la Grecia bruciare. Lo annunciavano non con le lacrime agli occhi, ma con cauto razionalismo storicista. I narratori. Le pagine dei (tele)giornali risplendono di già detto, come tu avevi, per l'appunto, già detto. No, tranquillo, le macerie del passato da cartolina svettano ancora sull'acropoli. I loro volti bianchi di pietra testimoniano quello che è stato, proprio come quell'angelo che hai reso memorabile, quando lui, il progresso, avrebbe voluto solo rallentare e dimenticare se stesso.

Sai, l'immagine del quadro di Klee (a proposito, sei riuscito a venderlo per comprarti la Carta Verde?) è diventata parecchio famosa: c'è pure una canzone di Laurie Anderson dal titolo Progress (The Dream Before). Non ti piacerà, ma solo per ascoltarla potresti scaricarla. Se avrai tempo, ho intenzione di sottoporre alla tua attenzione alcune considerazioni sul collezionismo nell'era digitale: secondo te, lo streaming sottrae l'opera d'arte alla sua fruizione completa? Mi sembra quasi di trovare tracce dell'intérieur nei magazzini cibernetici del file sharing. Li chiudono e loro riaprono in tempo zero. Internet pare proprio la tua Parigi del Diciannovesimo Secolo, morbosamente caotica, labirintica e piena di passages: è facile sentirsi flâneur attraverso le vie affollate della rete. Ma questi rimangono i miei pensieri. E mentre tutti abbiamo un indumento di felpa, nonostante tu catalogassi quel tessuto come ricettacolo di polvere e noia, dimenticavo la Grecia. E' bello divagare, mi è sempre mancato il tuo tipico e saldo controllo della materia trattata.

La produzione di massa è la prima causa economica del declino dell'aura, citandoti testualmente. Avevi ragione. Dal Parnaso sono scese le muse, tacchi a spillo e seni rifatti, e si sono smarrite nelle nostre città, tra i fumogeni e le cariche della polizia. Ormai dalle nostre parti nemmeno si produce poi così tanto. Lo chiamano outsourcing, ma quello che resta tra le mani levigate, le scrivanie multimediali e i garages puzzolenti sono le fantasmagorie di un mondo che non c'è più: sotto cumuli di cifre e pacchetti azionari la bellezza svanisce. Mi chiedo perché gli appelli di un così accorto Segnalatore d'incendio non siano ancora stati ascoltati.

P.s. Magari cerca di essere un po' più accessibile, così eviti di sfinire i lettori dopo due pagine.