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Pinerolo Indialogo

Marzo 2012

Dialogo tra generazioni

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 Giovani @ Scuola 

Intervista al prof. Franco Vaio

Il Porporato in visita al CERN

di Nadia Fenoglio

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.3 Marzo 2012

  Ogni anno il liceo Porporato offre un’opportunità "eversiva" per gli studenti delle terze del classico, avvezzi a traduzioni e dissertazioni umanistiche: quella di addentrarsi per un giorno nel laboratorio di fisica nucleare più prestigioso d’Europa, il Cern di Ginevra.

Anche quest’anno la visita, l’11 febbraio scorso, è stata un successo. Ne parliamo col professor Franco Vaio, a lungo insegnante di fisica del Porporato e, oggi, autorevole guida degli studenti pinerolesi in visita al Cern.

Professore, come si è articolata negli anni la sua collaborazione con il Cern?
Iniziai la mia attività presso il Cern a metà degli anni Settanta, elaborando lì la mia tesi di laurea sulle interazioni degli antineutrini in camera a bolle, cioè in un rilevatore di particelle subnucleari utilizzato all’epoca. Nel tempo la mia collaborazione è proseguita in vari modi. Di recente mi sto occupando della realizzazione di seminari e stages.

La scoperta che un fascio di neutrini, lanciato dal Cern verso il Gran Sasso, ha superato la velocità della luce potrebbe cambiare le leggi della fisica. Come?
Per ora il risultato dell’esperimento è solo una misurazione, e non un dato scientifico, ma comunque sorprendente: un neutrino con 60 nanosecondi di anticipo rispetto a un fotone in un percorso di 732 km. Alcune settimane fa, tuttavia, è trapelata la notizia di un malfunzionamento in una connessione tra fibre ottiche che ha falsato i tempi di sincronizzazione dei segnali durante l’esperimento. La comunità scientifica è sempre posta di fronte al rischio di errori come questo: spesso piccoli errori di sistema, che non siamo mai sicuri di non aver commesso.

Solo se, in seguito a ulteriori esperimenti, tale misurazione divenisse dato, si tratterebbe di una scoperta rivoluzionaria: cent’anni di teoria della relatività sarebbero da ridiscutere. Una rivoluzione, non una novità: esperimenti che confermano le conclusioni fornite dalle teorie non impediscono che ulteriori esperimenti, un giorno, non contraddicano la stessa teoria, già provvisoriamente confermata.

Quanto conta il contributo italiano al Cern?
Enormemente. Nel passato alcuni dei più importanti fisici italiani furono direttori generali del Cern, ad esempio Edoardo Amaldi e Carlo Rubbia. Colgo questa occasione per ricordare con grande affetto e stima il professor Carlo Franzinetti, mio relatore di tesi: fu uno dei più importanti fisici italiani, noto al Cern e in ambiente internazionale. Anche oggi fisici italiani occupano numerosi posti chiave nella struttura del Cern, così come la presenza delle nostre università negli esperimenti condotti dall’istituto è molto ampia. Le università italiane, infatti, sfornano ottimi ricercatori. È il sistema-paese che spegne gli entusiasmi e dirotta altrove - all’estero - i talenti: perché le nostre università sono poco attraenti per gli studenti stranieri? Perché molti perdono la motivazione verso gli studi scientifici? Tali domande segnano la sconfitta di una classe politica miope ed egoista: non si può lasciar morire di inedia i soldati e poi sperare di vincere la guerra!

Per approfondimenti su questi e altri spunti: www.cern.ch