Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Marzo 2012

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

Brasile

Chega de saudade

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.3 - Marzo 2012

   Dalla Rotovia, all’hostello e via, a vivere la città: la bossa-jazz avvolge la notte di Arpuador. Il vecchio lupo Mr. Brown ci aspetta alzato. All’alba, sul Corcovado (710 m), sostiamo ai piedi del Redentor (38 m): una targa per il 100º di G. Marconi ricorda il 1º collegamento elettrico, da Genova via radio il 12/10/1931.

Rio de Janeiro significa "fiume in gennaio", di energia e movimento. Per gli abitanti è la Ciudad Maravillosa: tante lo sono per le nostre opere, Rio lo è da sé.

Alle nostre spalle la foresta de Tijuca. Dal mare, nella foschia, il ponte Nimeroi; a fuoco a sinistra il Sambodromo e il Maracanà, lo stadio da 200mila posti; la collina S. Teresina con la casa di Eleonora Duncan e il rione di Arcos de Lapa, le volte bianche dell’acquedotto in stile romano, convertito in viadotto per il tram giallo, il Bondiño; gli aerei come giocattoli su praya Gloria e baia Flamenco; ai nostri piedi, il quartiere Botafogo; di fronte il morro di Urca e la funivia fino al Paõ de Açucar, sul blu marino; all’interno la lagoa Rodrigo Feita, specchio del cielo nel verde dell’orto botanico, l’eliporto, il Jokey Club e l’ippodromo; a destra la spiaggia in fermento di Copacabana, gli scogli di Arpuador e spumeggiante Ipanema verso ovest con Leblon, all’ombra dei Dos Irmaõs, le montagnole gemelle… promontori ed isolette tuffate nell’azzurro. Lungo le pendici le colline puntinate di favelas. La Rociña, 10 km all’interno di Ipanema, è immensa, colorata, inquietante.

Arrampicata sulla roccia, è una della 700 favelas della città di Rio, la maggiore del Sud America, oltre 150mila abitanti ufficiali. In vista delle elezioni la prima fila di case è intonacata di fresco, manifesti sono appesi ovunque. L’hanno bonificata, ma c’è appena stato un tafferuglio tra bande. Come capita ai quartieri poveri, è preda di lotte tra gang, Amigos dos Amigos o Comando Vermelho.

Con le moto si va in cima al colle. Un panadero mostra la sua produzione, e per poche monete offre un’ottima colazione e discute con Mauro, fornaio di Pinerolo, sulle rispettive specialità.

Scendiamo nel labirinto di viuzze e cunicoli, con bici e carriole e poi solo pedoni, su scale che salgono e scendono, vie numerate, senza nome. Cavi aerei ovunque, cui ci si collega per il telefono o la radio. In pochi mq si vive in 4-5, con l’immancabile tv e si guarda la novela. Un acquedotto corre sul pendio, da cui centinaia di tubi si dipartono verso bacinelle azzurre in cima alle casupole, una sull’altra in lamiera e mattoni, con pilastri e ferri aerei sulla parte alta per permettere di rialzare. Per l’alluvione recente, interi quartieri sono crollati come carte da gioco. Circolano polli e cagnolini, nella spazzatura: non c’è modo di portarla via.

La nostra guida parla con la gente: è stimato, perché porta lavoro e rispetto, e ne ottiene.

Siamo da un artista contemporaneo, i muri dipinti sprizzano energia. Su improbabili terrazze senza sponde fanno capolino ragazzine che improvvisano una samba, e un gruppetto di giovani suona le latte facendo baruglio (baccano).

Il progetto "Union de mulheres pro melhoramento da roupa sucia" è un’oasi lucida e pulita, dove bimbi con famiglia disagiata trovano accoglienza. Tra i fili di bucato steso tutto intorno, c’è dignità, operosità e allegria.

Rincasiamo e ci congediamo dai giovani dell’ostello. Un abbraccio al nostro amico lupo Mr. Brown: forse torneremo ma lui non ci sarà, sta aspettando che si faccia silenzio tutto intorno.