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Pinerolo Indialogo

Aprile 2012

Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

Andare al cinema

Quasi amici

di Andrea Obiso

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.4 - Aprile 2012

La vera storia di Philippe Pozzo di Borgo, da egli stesso portata sotto forma di libro e poi su celluloide grazie a Oliver Nakache ed Eric Toledano.

Nella bella Parigi, quella fatta di ville maestose, strade impeccabili e persone per bene, vive Philippe (François Cluzet), miliardario tetraplegico in cerca di un nuovo assistente fisico.

Al colloquio si presentano molti candidati, tutti accompagnati da ottime referenze e grande voglia di lavorare.

Fra loro Driss (Omar Sy), giovane delinquente di origine senegalese da poco rimesso in libertà e senza casa, presentatosi unicamente per ottenere una firma sulla richiesta di assunzione per poter continuare a percepire l’assegno di disoccupazione.

Il colloquio dura poco, Driss non ha nessuna pretesa di essere assunto e mostra da subito una completa insensibilità e mancanza di pietà verso chiunque lo circondi.

La sua incapacità di capire la realtà di Philippe e di provare pena per lui colpiscono il miliardario, il quale decide di assumere il ragazzo.

Senza esperienza di nessun tipo, con una completa mancanza di tatto ma anche con una grande voglia di vivere a dispetto delle sventure della vita, Driss riuscirà a conquistare anche il resto delle persone che lavorano per Philippe instaurando con lui un rapporto speciale destinato però a subire diverse complicazioni.

Dal libro autobiografico dello stesso Philippe Pozzo di Borgo, "Intouchables" (misteriosamente tradotto "Quasi Amici") si aggiudica nelle prime settimane il secondo incasso francese di sempre dopo "Giù al Nord", nota commedia del 2008.

Il valore artistico della pellicola di Oliver Nakache ed Eric Toledano risulta però essere ben diverso da quello di "Giù al Nord", non tanto per il contenuto, argomento da trattare con i guanti se non ci si vuole trovare in guai seri, quanto per la capacità di introdurre subito lo spettatore nell’atmosfera tragicomica che la storia narra con serietà, senza mai tradire lo spirito proprio della commedia.

La prima sequenza, che vede Driss e Philippe scommettere su un inseguimento in macchina prima e su un raggiro delle forze dell’ordine poi, crea tensione nei primi minuti virando però subito sul goliardico .

La storia continua ad essere raccontata giocando con la comicità e la drammaticità delle situazioni, cercando di portare allo stesso livello l’handicap (fisico) di Philippe e quello (sociale) di Driss, tentando di non scadere mai né in facili drammi strappalacrime né in patetiche gag.

L’impresa riesce su tutta la linea anche se qualche appunto, in realtà, è doveroso farlo.

In primo luogo alla fase di montaggio, se le sequenze più drammatiche sono impeccabilmente incastonate fra loro, quelle comiche a volte sembrano avere un pezzo mancante e questo rischia di compromettere il ritmo narrativo.

Di conseguenza questa piccola critica potrebbe essere mossa anche al reparto sceneggiatura in quanto le gag, così montate, rischiano seriamente di scadere nella facile ironia, ciononostante la grande bravura di attori e registi trasforma queste potenziali pecche in timidi nei.

Piccoli difetti di un film da vedere assolutamente, soprattutto per tutelarsi dalla spiccia commedia italiana di inizio decennio la quale, a differenza del passato, ha molto da imparare da autori d’oltralpe che, se si escludono "The Artist" e "Quasi Amici", non dispensano capolavori, ma girano film intelligenti in cui si ride, ci si diverte, ma nello stesso tempo si è portati a riflettere oltre l’ilarità.