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Pinerolo Indialogo

Aprile 2012


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a Thomas Pynchon


"Per me rimani un nonno hippie"

 

di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.4 - Aprile 2012

  Sono parcheggi semideserti, non prediligono le ore di punta in cui fioriscono cedolini di pagamento su cruscotti aridi per il caldo denso e appiccicaticcio. E’ in angoli remoti di paesi come il nostro che possiamo individuare furgoncini hippie, inghirlandati con acchiappasogni intrecciati agli specchietti retrovisori; dalle fiancate troneggiano divinità del rock decedute in diorami del mito e i colori sgargianti, esplosi alla nostra vista, sembrano argilla seccata al sole. In ognuno di essi immagino di trovarti, caro Thomas, zannuto e dinoccolato, pupille allargate sul mondo stupefacente che in esse non può essere contenuto, mani macchiate, da anziano, a stringere quel volante come se dovesse sfuggire da un momento all’altro.

Le voci della letteratura appaiono sempre più uniformi in un contesto, quello della modernità, che amalgama e appiattisce, fornendo comunque una scelta talmente vasta, da illudere la qualità: è per questo che consiglio i tuoi romanzi a chiunque mi si pari davanti. Mi sono sempre chiesto come l’apparente onniscienza delle tue pagine si possa conciliare con il drammatico umorismo che le contraddistingue, l’unico modo per affrontare il disordine che circonda tanto la conoscenza quanto la quotidianità. Voglio credere che sia possibile filosofare con Paperino, affrontare la metafisica insieme ad Elvis e scardinare la consuetudine accompagnati da Tarzan, perché certe volte soltanto ridicolizzandolo il Mondo appare meno cupo. In altre occasioni sembra che la normalità e la banalità nascondano l’inquietante verità dietro una risata che liberatoria non è. Ma tanto tu non ci sei.

Chi ti legge non può che invidiarti: come si diventa invisibili riuscendo a popolare i propri sogni di così tanti personaggi impazziti, in fuga dalle pagine stesse? Essere uno scrittore fantasma, uno dei casi irrisolti della letteratura contemporanea, deve essere un bell’impegno. Le tue tracce si sono perse sul lungomare di Venice Beach, calpestate dalle orme dei surfer e cancellate dalla risacca dell’oceano Pacifico. Ottima trovata quella di mandare un attore ad impersonarti in occasione del National Book Award del 1974. Esiste addirittura un documentario in cui ti pedinano! Vogliono sapere chi sei, cosa fai e come sei fatto. Questi pazzi ti pensano in Messico.

Io ti esorto a continuare così, non dare la Soddisfazione della Realtà a nessuno, è fin troppo comodo avere qualcuno con cui dialogare sul senso ultimo del suo scrivere. Per i tuoi fan sei un punto interrogativo (geniale quel cameo nei Simpsons), per me rimani un nonno hippie. Un signore attempato intento a ricordarti la Guerra, ma col cervello così sovraccarico e "fumato" da raccontarti che i missili cadono dove le coppie ci danno dentro, da immaginare il colonialismo come un buffo party dalla piega un po’ malsana. Vestito di colori sgargianti ti piace narrare la paranoia per poterla sfuggire, anche quando addirittura il sistema postale rinnova questa paura costante. Cannibalizzando leggende metropolitane, sei diventato tu stesso diceria (post)urbana.

Questa lettera utilizza un sistema postale ortodosso e non Tristero. (Lettura obbligatoria dell’Incanto del lotto 49 per chi desidera capire come ogni domanda non faccia altro che crearne un’altra, all’infinito).