Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



 

Pinerolo Indialogo

Aprile 2012

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Appunti di storia locale 

Il regno degli Acaja in Piemonte

Quando Pinerolo era capitale

di Nadia Fenoglio

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.4 Aprile 2012

  Le vestigia di una storia trascurata fermano lo sguardo di chi, curioso, s’inerpica tra i vicoli del centro storico. Un’eco polverosa ci richiama ad un passato di ideazione politica e prestigio cittadino cui riannodarsi oggi, in una prospettiva di valorizzazione e rilancio del territorio. È la Pinerolo degli Acaia.

Nel tardo medioevo alla corte pinerolese dei principi di Acaia, ramo cadetto dei Savoia d’Oltralpe, apparteneva il ruolo di capitale del principato e la città era l’epicentro della vita politica e commerciale. Lo sviluppo urbanistico che Pinerolo sperimenta nel Trecento lascia immutata la contrapposizione geografica e politica dei due nuclei cittadini originari: in alto il borgo, sede dell’autorità – il castello degli Acaia, la Casa del Comune, la chiesa di San Maurizio – e in basso il piano, crocevia dell’attività commerciale, dove si svolge già all’epoca il mercato del sabato presso la chiesa di San Donato.

Da Pinerolo il dominatus degli Acaia si estende su Torino e pianura, Val Chisone, Val Noce e Val Susa, aggiungendovi periodiche conquiste a danno delle rivali Chieri, Asti e Ivrea.

Accanto alla strategia militare, la fioritura due-trecentesca della città degli Acaia trova slancio nello sviluppo delle associazioni di mestiere, le quali alimentano la produzione artigianale e gli scambi commerciali. In questo quadro, è l’arte della lana ad occupare il primo piano: i bottegai pinerolesi stanno al passo delle concorrenti dell’Italia centrosettentrionale, leader europea nella produzione e commercio del tessile e, soprattutto, della lana. I mercanti di Pinerolo smerciano nelle principali piazze commerciali d’Europa, come le fiere della Champagne, e in Oriente a bordo delle navi genovesi. Il polo produttivo pinerolese si dipana lungo il Rio Moirano, dove si affastellano botteghe di tessitura e follatura, mulini e cartiere.

I fiorenti scambi commerciali, inoltre, inducono gli Acaia ad inaugurare a Pinerolo una zecca per il conio della moneta, sfruttando le miniere di ferro e argento intorno a Perosa. Ma l’eccezionale sviluppo commerciale trova il suo exploit nella diffusione delle casane: si tratta di insediamenti in origine di villaggio, poi dislocati sul territorio, gestiti da società finanziarie familiari dedite ad attività creditizie. Antesignane delle banche, insomma, a riprova di un’economia "aperta" e monetaria che non siamo soliti attribuire ad un Medioevo immaginato barbaro e governato dal baratto.

In questo modo si costruisce il successo dei Lombardi, appellativo con cui si indicavano all’epoca quei mercanti che, dal Piemonte e da tutta l’Italia centrosettentrionale, avevano fissato la loro attività in un luogo preciso per rispondere alla crescente domanda di liquidità e si erano fatti prestatori.

È ad inizio Quattrocento che la supremazia politica ed economica di Pinerolo inizia a sfumare in favore di Torino: nel 1404 gli Acaia scelgono infatti la città in riva al Po come sede del nascente Studio generale, vale a dire l’Università.

Con l’estinguersi degli stessi Acaia e l’annessione dei territori nel 1419 ai Savoia d’Oltralpe, Pinerolo conosce una progressiva, ma costante marginalizzazione.

Si gioca un nuovo progetto politico in cui Pinerolo figura come pedina in mano a Torino.