Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



Pinerolo Indialogo

Aprile 2012

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Appunti di Viaggio

Ecuador

Il Parco del Cajas

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.4 - Aprile 2012

   Il Parco del Cajas è uno dei più spettacolari non solo dell’Ecuador ma dell’intero Sudamerica. In un francobollo di terra coabitano 5 ecosistemi diversi: bosco piovoso, bosco nebular, bosco di papel, panamo andino, panamo lacustre.

Proprio all’ingresso del parco vi è il sole che sorge tra due colli, un luogo sacro per gli Inca, come un portale per il divino: il sole passa di qui 3 giorni l’anno (tra cui il solstizio d’estate). È una formazione morenica ad "U" originata dalla discesa dei ghiacci, a differenza dalle valli scavati dai fiumi che sono a "V". Vi sorge una croce, dove dicono apparve la Madonna, a portar pace al Paese dopo un’epoca di guerre sociali e dittature.

Dal bosco piovoso si ricavano duemila mm/anno di pioggia, mentre dal nebuloso nascono ossigeno e nuvole come fantasmi. Il panamo produce terra dai depositi organici, ossia dalla marcescenza o dall’autocombustione di vegetali. E’ quel che accade all’endemico "puyo", con foglie a raggera lanceolate e spesse, che fiorisce dopo 5 anni, prima di morire, ricoprendo di corolline cerulee un tronco a forma di clava, alto un metro.

Sui prati fiorellini minuscoli, tulipanini, tarassaci, crocus endemici, senza bulbo, ma solo una radichetta per via del freddo, e quando sono chiusi ospitano un insetto dormiente. Svariati licheni, cespugli di "erba-paglia", la nostra salvezza per aggrapparci ed arrampicare, ed anche sederci in discesa. La margheritina è la "copita de mantequilla", ossia vasetto di burro. Valeriana ed erbe odorose, piantine note ma micro, per il freddo, terribile in qualsiasi stagione dell’anno, soprattutto la notte. Per sopravvivere una di esse trasforma l’acqua in gel: così sfatiamo un’altra sicurezza, che gli elementi esistano in tre stati, solido liquido e gassoso… Eh no, c’è anche il gel, inodore e insapore, non evapora e non solidifica, in cui la suddetta creatura sopravvive al gelo notturno, utilizzando il glucosio della fotosintesi per vivere.

Alghe sui tronchi e funghi arancione chiamati in modo pittoresco "popo de angel" ed altri a forma di tavoletta, oltre a quelli più comuni anche da noi, da cucinare in "composta".

Partiamo dall’erba sui colli per salire e scendere prima alla laguna e poi verso il bosco di papel: tronchi di Polylepsis, rosacee, color terra di siena chiaro, che si sfogliano come veline, disposti in orizzontale e diagonale, si intrecciano fitti offrendo sostegno e protezione a muschi giganti ed erbe medicinali endemiche e pittoresche (lingua de vaca): da fuori non si vede nulla, sembra un ammasso informe di cespugli, ma da dentro è un vivo ecosistema colorato e tiepido, con laghetti popolati di ranocchiette gialli e verdi. Quando si ri-emerge sul panamo l’aria sferza il viso.

Le molte lagune confluiscono in una sola, da cui si ricava l’80% di energia elettrica del Paese, e l’acqua per Cuenca.

Le lagune comunicano tra loro come un rosario: fiumicello, laguna, fiumicello, laguna; la prima grande, detta per l’appunto "Padre nostro", è una dolina.

Ridiscesa verso il bosco nebular ed il bosco piovoso; in quest’ultimo occhieggiano piccole orchidee e piante rare. La salvia qui è un albero, impollinata dai colibrì. Paperette ed uccelli verso l’area temperata. Al pascolo un lama, con muso di cammello, ed un’alpaca, con muso di pecora ma una riccia parrucca.

Con il van di Felipe torniamo a Cuenca e ci scaldiamo… ballando una salsa, la musica tradizionale, come da noi il liscio.