Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



Pinerolo Indialogo

Maggio 2012

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Appunti di Viaggio

Indonesia

Sul vulcano Papandayan

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.5 - Maggio 2012

Egr. Sigg.ri
A soli tre giorni dagli attentati a Jakarta e con le investigazioni in corso spiace dovervi informare che la scrivente Ambasciata non è in grado di dare le garanzie o sicurezza da voi richiesti.
Per ora apprendiamo dalle varie fonti ufficiali che le cellule terroristiche di Jamaa Islamia sono ancora attive in tutta l’Indonesia.
Alla luce di quanto sopra spiace informarla che, per il momento, la decisione di intraprendere o meno il viaggio da voi programmato spetta soltanto a voi (…) 
Daniele Pasqual, Ambasciata d’Italia – Jakarta

Il viaggio per l’Indonesia era sconsigliato, ma noi partimmo. Un volo eterno concluso con una corsa in pullman per Bogor, a Ovest.

Lontane le luci della città col rischio attentati; nel buio scariche elettriche sui tralicci verso le montagne. Al capolinea fummo circondati da un coro di… tassisti in motorino! Ci avviammo a piedi alla "Wisma Firman", inerpicandoci coi nostri zaini nella polvere del mercato tra viuzze dense di smog, abbagliati dai fari di bus strombazzanti.

L’ostello non convenzionale ci lasciò basiti: slalom per arrivare alla camera, tra pezzi di corridoio, tetto e pavimento; né lavandino né sciacquone; doccia finta: un tubo arrugginito, la pigna per l’acqua legata con una striscia nera; wc alla turca. Occorreva una cena ed un sonno ristoratore per notare il linoleum lustro, il rubinetto d’acqua col secchio ed un geco gentile. Deliziosa la proprietaria: té a volontà, riso al cocco, involtini di foglie di banana al forno con riso, mela cotogna e patate dolci.

A Bogor piove 360 giorni l’anno, ma la mattina un raggio illuminava il giardino botanico olandese di inizio ’800: parco con cervi, palazzo del sultano e splendida serra, dove tra nuvole e vapore acqueo sbocciano le orchidee.

Sveglia alle 4, grazie al muezzin dirimpettaio, e tour verso le montagne, con i danesi. Dapprima si va alle fornaci, dove nascono i gong bronzei cerimoniali; quindi lezione pratica alla fabbrica di "patatine" di farina di gamberi, seccate al sole, poi danza con le marionette di faggio dipinto coi personaggi dei poemi epici.

Finalmente le colline vellutate di tè verde brillante, i sentieri intervallati da alberi di "stelle di Natale", e le prime piantagioni di riso, in diverse nuances, i mazzetti equidistanti, le contadine chine coi larghi cappelli mentre i bimbi ci vengono incontro; i bufali condotti a mano, il vomere e le gambe nel fango. Dai campi a rotazione si ottengono 3-4 raccolti l’anno. Cascatelle e torrenti in canali irrigano le terrazze.

Attraverso un’impervia stradina di montagna salimmo ad un villaggio. Mondi in microattività dischiusi in anfratti, paperette e gatti dalla coda mozza, faccende domestiche, mezzi corridoi di mattonelle e scalini spaiati, ortaggi in grosse ceste, stuoie e pareti intrecciate di bambù.

Il semplice lodge, su palafitte in un pescoso laghetto circondato dai fiori, si affacciava sulle risaie, custodito alle spalle da due timidi vulcani. Bimbe velate con gorgiera dirette alla scuola coranica. Un mobiliere ha tagliato un albero e realizzato l’armadio davanti a casa. Una famigliola in moto con bimbo tra papà e mamma, un altro a spalle, ai lati gallina in gabbia e bombolone del gas!

Puntata alle terme di Garut e salita al buio al vulcano attivo Papandayan, i piedi delle guide nel fioco bianco delle pile, e ridiscesa in fumate di zolfo, cristalli limone, fanghi curativi, precipizi e gole ribollenti. Cose dell’altro mondo! Il vento spostava in folate la nebbia sulfurea e ci impedì di proseguire.