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Giugno 2012

Dialogo tra generazioni

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 Arte&Spettacolo 

Andare al cinema

Men in Black III

di Andrea Obiso

Pinerolo Indialogo - Anno 3 - N.6 - Giugno 2012

Boris l’Animale è da 40 anni l’unico prigioniero del carcere lunare "LunarMax".

Nel 1969 l’agente MIB K (Tommy Lee Jones) gli ha amputato un braccio e lo ha arrestato.

In quella occasione K ha lanciato uno scudo spaziale chiamato ArcNet che agisce a protezione della Terra contro gli attacchi dei Bogloditi, la razza criminale aliena a cui Boris appartiene.

Nel momento in cui Boris l’Animale riesce a scappare da "LunarMax", la sua prima preoccupazione è quella di tornare nel passato, uccidere K e riscrivere così la storia della propria vita.

Nel frattempo, ignari di tutto, l’agente K e l’agente J (Will Smith) sono alle prese con le loro consuete missioni e i loro abituali battibecchi.

Una mattina però, J si sveglia e scopre di essere l’unico ad avere memoria di K dopo il 1969.

Nel nuovo presente infatti tutti ricordano K come un eroe morto per mano di Boris l’Animale, inoltre lo scudo ArcNet non solo non è mai stato lanciato ma addirittura nessuno ne conosce l’esistenza.

Approfittando delle scarne difese terrestri i Bogloditi attaccano il nostro pianeta e l’unico agente che può risolvere la situazione è J, che con un salto dal Chrysler Building deve cercare di salvare il mondo e il suo compagno tra le pieghe del tempo.

A distanza di 10 anni ritornano gli uomini in nero, una segretissima organizzazione governativa che si occupa di monitorare l’attività aliena sulla Terra.

Il ritorno è in grande stile e se all’inizio la coppia MIB per eccellenza, J e K, affrontano le dinamiche a cui ci hanno abituato in questi 15 anni, la scomparsa di K lascia un vuoto presto colmato da K stesso, questa volta 40 anni più giovane però.

E’ Josh Brolin infatti a caricarsi sulle spalle il bagaglio di impenetrabilità e silenzio di Tommy Lee Jones.

Will Smith resta quindi l’unico personaggio noto del film; si destreggia bene nel ruolo di protagonista che la sceneggiatura gli impone con il suo modo di fare scanzonato e irriverente che lo accompagna fin nella bianchissima America di fine anni 60.

Il vero problema di MIB3, però, sono i primi dieci minuti dove la noia spadroneggia indisturbata, con battute prevedibili, scene già viste e poca adrenalina nelle scene d’azione.

Tuttavia, quando si sta facendo strada la convinzione di aver appena speso davvero male i propri soldi, il film aumenta il ritmo facendoci perdere di vista l’orologio fino alla fine: è il ritmo dei primi due episodi, quello che ci ha fatto amare J e K e che ha creato fan ed emuli di Men In Black in tutto il mondo.

Scenografia, messa in scena, fotografia e montaggio risultano molto armonici tra loro.Come sempre a farla da padrone sono gli alieni, veri e propri capolavori di maschere, make up ed effetti speciali.

In definitiva il film risponde alle aspettative che i precedenti episodi avevano alimentato, gag spassose, mostri spaventosi, allegria e una punta di sentimento; per una pellicola che, se non altro, è in grado di farci divertire.

Come nella maggior parte dei casi 3D superfluo.