Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Giovani @ Scuola 

Resta ancora la Scuola per Mediatori, ma urgono strategie

C'era una volta la SUMI

di Nadia Fenoglio

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.10 Ottobre 2011

   In tempo di crisi la scure dei tagli falcia, per prime, le spighe più alte. Tutte quelle attività e organizzazioni con un comun denominatore - la cultura - che insegna ad ampliare, ad alzare lo sguardo tirano la cinghia. Un caso, certo significativo, di casa nostra ci fa da esempio: a Pinerolo chiudono i battenti della SUMI, la Scuola Universitaria di Management d’Impresa.

Al termine di questo mese, infatti, scadrà la convenzione tra la Facoltà di Economia di Torino e il Consorzio pinerolese CUEA, grazie alla quale la SUMI nacque, nel 1996, come sede distaccata dell’Università del capoluogo. La prima conseguenza sarà la cessazione dell’attività didattica il 31 ottobre e il trasferimento di tutte le competenze alla sede di Torino. Rimarrà quindi un vuoto, e non solo in aula. A causare la fine della SUMI la richiesta dell’Università torinese di un finanziamento pari a 300 mila euro l’anno per la durata di un decennio.

Pinerolo senza SUMI: una città che impoverisce il quadro dell’offerta formativa, dell’impegno culturale sul territorio. Godendo di una struttura moderna e fruibile come quella di Via Battisti, sede della SUMI, al Comune spetta trovare la giusta idea che rimetta in moto lo stabile.

Seppur impoverita, l’Università pinerolese conserva uno spazio nella Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Adriano Macagno, in campo da tre anni. Ospitata nel medesimo edificio di Via Battisti, la Scuola per Mediatori di Pinerolo costituisce una struttura distaccata della sede centrale collocata a Cuneo. «Il territorio ci conosce ancora poco» spiega Chiara Morello, studentessa del secondo anno, «siamo soltanto trenta allievi frequentanti sui tre anni del corso di laurea». La Scuola per Mediatori di Pinerolo è una struttura privata «che ho scelto in alternativa alla Facoltà di Lingue di Torino» prosegue Chiara. «Nello studio delle lingue straniere ritengo più efficace l’insegnamento mirato e il rapporto interpersonale tra studente e professore, cosa che a Pinerolo è possibile. Niente a che fare con le lezioni di Torino, alle quali partecipano anche duecento persone».

Smettere di investire nelle istituzioni culturali del territorio è certo un punto a favore della fuga giovanile dalla provincia alla città. Ma restando a Pinerolo, non si corre il rischio di isolamento? «Qui l’ambiente è più piccolo, ma con più servizi e attenzioni per gli allievi. Riguardo al fattore isolamento, si tratta di fare una scelta: se vale la pena restare a Pinerolo per conseguire la laurea triennale e, solo in seguito, spaziare per l’Italia o il mondo con la specialistica. Per me ne vale la pena. Anche senza la SUMI, speriamo che la Scuola per Mediatori continui e si sviluppi nei prossimi anni» conclude Chiara.

Urgono quindi nuovi progetti e visioni per le strutture lasciate in eredità dalla SUMI. Stages, laboratori di orientamento per le superiori, conferenze e altre attività culturali sarebbero le benvenute. Se in tempo di crisi occorre tagliare, occorre il giusto criterio.