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Pinerolo Indialogo

Novembre 2011

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

Salvador de Bahia

Casa Encantada ed i Sem Terra

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.11 - Novembre 2011

   

  Siamo a a 30 km dal centro di Bahia, presso il Farol de Itapoa, vicino alla piazzola dedicata a Vinicius da Moraes: qui il risveglio è dolce. Riposare in una cameretta vera, dopo l’Amazzonia, già è un ristoro, per non parlare della colazione: marmellata di guaiaba, pane e torta appena sfornati, "vitamiña" (frullato di frutta e yogurt) e cafezinõ brasileiro!

Loris e Maria aderiscono al ProgettoMondo Mlal, una Ong di cooperazione internazionale che promuove programmi di sviluppo.

La loro famiglia, con le bimbe Noemi e Betania, è punto d’incontro di culture e sede di iniziative a sostegno delle realtà locali. Mediatori culturali e linguistici, Maria nella favela, Loris nella comunità agricola, danno sostegno attivo per le microimprese, per l’istruzione ed i diritti civili dei più sfruttati, organizzano attività e corsi, dai gruppi di percussioni e capoeira alla semplice lavanderia. Questo fa sì che Casa encantada sia aperta al mondo intorno ed ai visitatori.

Da qui ecco il vero risveglio. Salvador de Bahia, famosa per il carnevale e per il centro storico, patrimonio Unesco, dalle caratteristiche case coloniali dipinte a tinte pastello, è un fermento di musica e spettacoli da strada. Quello che il turista non sa è delle migliaia di persone che vivono ai margini, accontentandosi, con gioia, del loro poco. Oltre al mercato Modelo, c’è il mercato popolare ricco di musica, profumi e colori, dove uomini nerboruti muniti di carriola accompagnano le signore con la spesa di frutta e verdura. Le statue degli Orixà ammiccano ai passanti ricordando che questa è la terra dei caboclo e dei siossì, dove culture antiche africane hanno trovato commistione con gli insegnamenti dei missionari, creando una religione di popolo.

Incontriamo i Sem Terra, un’organizzazione sociale che si batte per ottenere la Riforma agraria, la giustizia sociale e l’istruzione dei lavoratori rurali. Possedere un pezzo di terra significa lavoro, cibo e reddito, ma migliaia di ettari improduttivi sono in mano a pochi. Storicamente il Movimento dei Sem Terra nasce nei primi Anni ’80. Con la crisi dell’industria la povera gente era alla fame e si ammassava nelle favelas. La Chiesa cattolica ed un nuovo sindacalismo rurale stimolavano la presa di coscienza e spingevano alla democratizzazione del Paese contro la dittatura militare. I contadini si organizzarono in gruppi clandestini che originarono assemblee di massa, cortei per la riforma agraria ed occupazioni di terre incolte.  Il nostro ospite, Barbiscia, occhi di fuoco, radi capelli bianchi sulla fronte scura, stempiata, è la biblioteca vivente di quanto avvenuto negli ultimi trent’anni, insieme alla moglie ci accoglie nella comunità. Il villaggio in cui vivono è autosufficiente, la vita dura ma dignitosa, ricorda quella dell’infanzia dei miei nonni. La terra viene occupata per 12 anni, tanto può durare la causa per ottenerne l’esproprio. Se si ottiene ragione si distribuiscono gli ettari alla comunità intera. Sennò tutte le famiglie si spostano su un altro appezzamento. I mediatori fanno sì che questo avvenga in modo civile, che dove possibile non vi siano ripercussioni e non intervengano gruppi armati. Ci raccontano di gendarmerie al soldo di latifondisti che spararono su persone inermi… Gli occhi si fanno velati, ma sempre fieri.

Il turismo responsabile è a doppia direzione: da parte del turista che, entrando in punta di piedi nella comunità, vive esperienze autentiche, da parte del locale che non incontra uno straniero dedito alle proprie comodità, ma una persona disposta a condividere. Non si vive più in superficie o in dormiveglia. Questo è il risveglio.