Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Novembre 2011

Dialogo tra generazioni

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 Visibili&Invisibili/2 

 

Indignarsi per rigenerarsi

Le donne di Ciudad Juarez

di Andrea Bruno

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.11 - Novembre 2011

  Delta del Niger. Laddove il maestoso fiume africano si unisce all’Oceano, il petrolio, maligno despota fautore d’inganni e di avidità, spietato assassino manipolatore di menti, pose, alla fine degli anni ’50, una delle sue roccaforti. Il governo nigeriano, orgoglioso di aver ricevuto quello che riteneva un onore senza pari e abbagliato dalle possibilità economiche che una simile venuta sembrava offrirgli, chiamò rappresentanti dalle più importanti potenze mondiali affinché venissero ad onorare il tiranno. E i rappresentanti vennero, portando con sé le loro mostruose mascotte metalliche. Queste si trovarono così bene alla mensa del petrolio, gradirono a tal punto la malefica ambrosia che colui che era ormai diventato il padrone di casa offriva loro, che non vollero più andarsene. L’oro nero rese tutti suoi schiavi, facendo scontrare a suo piacimento truppe nigeriane, popolazioni locali, eserciti stranieri.

Oggi questa è la terra del paradosso, della contraddizione. Nonostante i ricchi giacimenti petroliferi, l’indice di disoccupazione della regione è il più alto della Nigeria. L’inquinamento atmosferico e delle acque fluviali si protrae da oltre 50 anni eppure le principali attività di sostentamento dei 20 milioni di persone che vivono nella zona (40 gruppi etnici diversi che parlano 250 dialetti) sono la pesca e l’agricoltura. La bonifica dell’intera regione richiederebbe 25/30 anni, e il costo di un miliardo di dollari. L’oro nero non sembra cedere ai tentativi di detronizzazione.

Il convegno di Libera su Mafie al Nord
di Chiara Perrone

 

                Sono stati numerosi i ragazzi e non che il 7 e l’8 ottobre hanno partecipato alle giornate di discussione: "Mafie al nord". Alla chiusura di queste due giornate Don Ciotti ha pronunciato un discorso molto importante sia per i vari presìdi, coordinamenti provinciali e regionali, che per tutti coloro che sono ancora speranzosi verso il futuro.
"Il nuovo codice antimafia che entrerà in vigore è un preoccupante passo indietro. Un codice, che viaggia senza tendere le orecchie nemmeno alla commissione giustizia della Camera che unanimemente ha chiesto la revisione di alcuni pezzi di questa complessa normativa,è certamente un segnale chiaro alle mafie.Tra le altre difficoltà che introduce, in questo codice c’è la furbizia di una prescrizione breve anche dei beni confiscati. Ci sono norme che complicano la vita degli amministratori dei beni:1)decreta la decadenza automatica del provvedimento di confisca se entro 18 mesi una sentenza d’appello non conferma il primo grado (Sappiamo che quei signori possono permettersi ottimi avvocati che sanno come far scadere il tempo).(...)Chiediamo più trasparenza per i beni sottratti ai mafiosi:perchè vogliamo sapere quanti sono e per cosa vengono impiegati.Questa non è un’ideologia, ma una semplice richiesta di chiarezza:fatti concreti non parole e promesse non mantenute. Siamo in presenza di una mafia sempre più civile e di una società civile sempre più mafiosa.C’è urgenza di alzare allarme sull’insediamento e non solo sulle infiltrazioni delle mafie nel tessuto economico del nord.(...)Ai sindaci del nord chiediamo di attrezzarsi contro la criminalità,la corruzione e le mafie sono due facce della stessa medaglia.Non venga meno la speranza".
Queste sono le sue parole e questo è il pensiero di Libera-associazioni nomi e numeri contro le mafie.