Pinerolo Indialogo

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Visibili & Invisibili 


Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.3 - Marzo 2011
a cura di Massimiliano Granero

Un'onda inarrestabile generata dalla fame
La rivoluzione dei gelsomini

Tunisia, Algeria, Egitto, Giordania, Bahrein, Yemen e Libia. E poi ancora Gibuti, Mauritania, Iraq, Iran, Arabia Saudita, Marocco, Siria, Somalia e Kuwait. La Rivoluzione dei Gelsomini avanza come un’onda che nulla può fermare.
La protesta, anzi le proteste, che sta scuotendo il Medio Oriente dalla fine del 2010 è al centro dell’attenzione mediatica internazionale, per tutti i risvolti che ha portato e che porterà nel mondo intero.
Nata in Tunisia - si dice dal gesto estremo di Mohamed Bouazizi, venditore ambulante nella città di Sidi Bouzid che si dà fuoco in segno di protesta - è presto dilagata oltre i confini all’interno del bacino del Mediterraneo. Perché, andando oltre le cartine geopolitiche disegnate dai conquistatori occidentali, tutte queste diverse manifestazioni sono parte di un’unica grande rivoluzione. I diversi rami si riuniscono in un unico tronco che dà loro la linfa per vivere. E le radici comuni sono molteplici. In primo luogo una lingua unica, l’arabo, simbolo di un’unica civiltà che coinvolge nelle sue varie sfumature tutti i paesi del Maghreb e del Mashreq. Una storia comune li unisce, fatta di sfruttamento e di sofferenza, di dolore e di sottosviluppo. Che ha permesso ai più spietati dittatori di prendere il potere con le armi e di mantenerlo con l’ignoranza e con il culto della persona su larga scala. Ma la realtà scatenante questo sconvolgimento è un’altra: la fame. Una fame che noi non conosciamo, una fame che non fa distinzione di razza, di sesso, né di religione. Una fame che affonda nel dispotismo dei regimi e nella connivenza dei paesi sviluppati. Non ci resta che seguire l’onda, credendo negli uomini e nella forza della democrazia, senza pretendere di volerla esportare.

 

Pino Masciari
L'imprenditore che ha detto no alla 'ndrangheta 

 

 Ci sono luoghi in cui ancora oggi combattere la mafia è considerato un disonore. Ed è un disonore persino non favorirla, non schierarsi accanto ad essa. Un caso eclatante è quello di Pagani, una città grande quanto la nostra Pinerolo, situata nell’Agro Nocerino Sarnese. Qui nel 1980 un sindaco coraggioso, non un buono ma un giusto, si oppose ai progetti della camorra. Si tratta di Marcello Torre. Membro di una delle famiglie più "potenti" di Pagani, mosca bianca all’interno di un partito quale la DC in cui la corruzione dilagava da tempo, fu ucciso l’11 dicembre 1980 per non aver concesso aiuti illeciti ai suoi concittadini. Aiuti per la ricostruzione dopo il terribile terremoto dell’Irpinia, aiuti di cui la comunità paganese non aveva veramente bisogno, fondi che servivano invece dove il terremoto era stato devastante e assassino. Ma soprattutto soldi su cui volevano mettere le mani gli imprenditori mafiosi della zona. Divenuto un personaggio scomodo fu quindi assassinato a soli quattro mesi dalla sua elezione, per ordine dello stesso Raffaele Cutolo. E dopo il danno, anche la beffa. A trent’anni di distanza infatti la giunta comunale concede un busto e la intitolazione della principale piazza cittadina all’ex sindaco. Una cerimonia in pompa magna per l’inaugurazione, a cui partecipano politicanti vari. E a cui partecipiamo anche noi giovani di Libera, insieme a Don Ciotti. Salvo poi tirarsi indietro e rimangiarsi la parola data. Fortunatamente un altro paese caro a Torre, Praiano, decide di prendersi tale onere e onore. Fortunatamente ci sono luoghi, ancora oggi, in cui non è un’onta esser giusti.