Pinerolo Indialogo

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Visibili & Invisibili 


Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011
a cura di Massimiliano Granero

Morti in silenzio e senza clamore
Le guerre non dichiarate

Forse non tutti sanno che la guerra non è un incubo del passato in ogni luogo di questo mondo. Saltando a piè pari la situazione della Libia, di cui si parla ovunque e comunque, è indubbiamente utile conoscere e comprendere quali conflitti ancora imperversino nel globo.

Guerre, conflitti, lotte armate, faide, rivoluzioni. Comunque le si voglia chiamare esse esistono, portano distruzione e fame. Fanno morti. Fanno numeri. Vengono infatti suddivisi in conflitti armati, guerre- eventi sociali e politici generalmente di vaste dimensioni che consistono nel confronto armato fra due o più soggetti collettivi significativi- e LIC. LIC, ovvero Low Intensity Conflict. L’uso di forze armate contro un soggetto non statale, o non riconosciuto tale, per imporre l’osservanza di determinati obbiettivi. Operazioni di cosiddetto "peacekeeping". Lotte che ugualmente però fanno stragi tra i civili. Morti forse meno importanti? Di serie B? Certamente morti scomodi. Forse morti fortunati, perché in guerra vivere è spesso peggio che morire.

Ma lasciamo spazio a nomi e numeri, di quei conflitti che ancor oggi, duemila e undici anni dopo la nascita di Cristo, imbevono di sangue la Terra su cui camminiamo e impregnano l’aria con l’odore della morte. Ricordandoci che "L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Solo nel 2010: per la Ribellione Naxalito-Maoista in India 1174 morti, per la Guerra Civile Afgana 10461, per la Guerra Civile Somala più di 3000, per la Guerra d’Iraq più di 4000, per la Guerra nel Nord Ovest del Pakistan più di 5000, per le sollevazioni sciite in Yemen più di 3000, per la Guerra Messicana della droga 12456, per i conflitti in Sudan più di 1000. E chissà quanti altri sono morti nel silenzio..

 

XVI Giornata della memoria delle vittime della mafia
"Insieme verità e giustizia in terra di luce" 

 

 Libera per la XVI Giornata della Memoria e dell’Impegno per le Vittime di Mafia ha scelto lo slogan "Insieme verità e giustizia in terra di luce". A Potenza si sono ritrovati in tanti per ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnovare in nome di quelle vittime il proprio impegno di contrasto alla criminalità organizzata.

"Lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni", recitava uno striscione. E, in effetti, tra le migliaia di persone - la stima di Libera è di circa 80.000 partecipanti -, la maggior parte erano proprio persone comuni, speciali solo per la voglia di vincere disagi di ogni sorta pur di camminare insieme verso un unico grande obiettivo, la sconfitta della criminalità organizzata e il ripristino della legalità, in ogni luogo dove essa venga minacciata o negata. 500 pullman, un treno speciale, macchine private, hanno portato nel capoluogo lucano gente da tutta Italia, anche da Pinerolo e le valli.

Né la distanza né la pioggia quasi continua hanno demoralizzato i partecipanti, i quali, striscioni e bandiere alle mani, armati di buona volontà, hanno iniziato la loro marcia dalla parte bassa della città alla volta dei luoghi di raduno. La gioventù, il 19 marzo a Potenza, stava dalla parte dell’antimafia. Era un momento di festa, anche se Filomena Iemma e Gildo Claps, rispettivamente madre e fratello di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993, aprivano il corteo. Un corteo nato per abbracciare idealmente chi ha sofferto, per includere, non per escludere.