Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Politica in Pinerolo

Elezioni Comunali 2011

Dibattito

Pinerolo come la vorrei/5

di Giorgio Alifredi, Direttore Risorse Umane della Corcos Spa
Una città aperta al dialogo

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.4 - Aprile 2011

   Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città.
Interviene Giorgio Alifredi, Direttore Risorse Umane della Corcos Spa

Mentre stiamo con difficoltà cercando di uscire dalla più grande crisi del dopoguerra paragonabile solo a quella del ‘29 e mentre cerchiamo di capire dove potremo trovare porti più sicuri per il nostro futuro può essere utile fare alcune riflessioni sulla situazione reale.

Innanzitutto è stata la prima grande crisi del mercato da quando esiste l’Automotive’ che era sembrato essere un punto fermo da quando, dalla metà del secolo scorso, l’auto aveva portato benessere, occupazione, sviluppo.

E’ stata anche e soprattutto una grave crisi finanziaria alla quale non mi pare, al momento, siano stati apportati i giusti correttivi per evitarne una triste ripetizione a medio–lungo termine, ma è stata anche e soprattutto una crisi figlia degli incredibili e repentini cambiamenti del mercato. Al proposito basti pensare che il mercato dell’auto si è sviluppato per oltre 100 anni al 90 % sui due mercati sino a ieri conosciuti: Europa dell’Ovest e Stati Uniti.

Le modifiche dell’ultimo decennio sono sotto gli occhi di tutti e danno vita, di fatto, ad una radicale ed effettiva ‘REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO SU SCALA MONDIALE’. Peccato davvero che sia una redistribuzione assolutamente non governata dal sistema Politico e pertanto ‘gestita’ in presa diretta tra le Aziende e le parti sociali.

La modifica più forte degli ultimi due anni è la crescita esponenziale del mercato interno dei Paesi dell’Est Europeo e della Cina che da Paese che offriva manodopera a basso costo si è velocemente trasformato in un Paese che consuma ed i cui consumi avanzano a doppia cifra percentuale, modificando così radicalmente l’approccio ad essa riservato dagli investitori istituzionali.

Ci si è pertanto affrettati a costruire là i nuovissimi stabilimenti al fine di accaparrarsi un mercato ora totalmente autonomo, che da mercato di solo ‘lavoro’ è diventato appunto di ‘consumo’.

Nella Pinerolo che vorrei credo sarebbe importante avere un tavolo aperto e disponibile al dialogo composto da tutte le componenti sociali che possano apportare la loro specifica esperienza e conoscenza senza essere ingessate nel proprio ruolo istituzionale. Un tavolo che cerchi un dialogo e soprattutto che cerchi delle soluzioni in merito ad uno scenario che è così mutato da non poter certo sopportare un modello di rapporto tra le parti ingessato su vecchi concetti e valori. Un’opportunità in cui ognuno ci metta la faccia tralasciando gli ‘antichi’ slogan ma pronto a sperimentare strade anche diverse.

Sono strade nuove che non possiamo sapere esattamente dove potranno portarci, ma di sicuro segnerebbero la volontà di muoversi. La mia personale esperienza manageriale mi dice che in questo caso l’unico errore sicuro è quello di rimanere immobili lasciando così che a fasi alterne si esprimano ed emergano gli arroccamenti più duri tra le parti sociali passando attraverso potenziali ricatti e rifiuti al dialogo frutto di preconcetti.

Vorrei concludere con un pensiero riservato all’ambiente, al quale giungo non solo a seguito dei recenti incidenti nelle centrali nucleari, peraltro buoni ultimi rispetto ad una serie ormai infinita e preoccupante di danni irreparabili, ma soprattutto perché su questo tema una partecipazione più attiva e dinamica dei cittadini porterebbe di certo frutti insperati e costi ridotti.

La Pinerolo che vorrei potrebbe \ dovrebbe garantire il coinvolgimento delle Aziende, delle organizzazioni Sociali, di quelle di volontariato presenti sul territorio, che costituiscono un potenziale enorme per iniziare, pur nel nostro piccolo, una rivoluzione riferita all’informazione ma soprattutto al ‘fare’ che potrebbe, a mio parere, raggiungere livelli davvero interessanti, dimostrando che non sono sempre ‘gli altri’ che devono fare ma molto possiamo fare anche noi nel e per il nostro territorio.