Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Visibile&Invisibile 

Vissuto nel silenzio e morto nel clamore

Vittorio Arrigoni, amico fragile

 

di Massimiliano Granero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.5 - Maggio 2011

Ei fu. In vita uno sconosciuto, una star da morto. Questo il destino di Vittorio Arrigoni. Assassinato tra il 14 e il 15 Aprile, tra il rapimento la mattina del 14 da parte di un gruppo terroristico salafita chiamato "Tawhid wal-Jihad" e il ritrovamento del suo corpo il giorno dopo da parte della polizia di Hamas. Rapito mentre camminava per le strade di Gaza, la sua seconda (o forse prima) patria. Ritrovato in un appartamento vuoto se non per quel cadavere con al collo i segni del fil di ferro, dello strangolamento e del tradimento. Un cadavere scomodo, così come era stato scomodo Vittorio in vita. Tanti i nemici da quando, nel lontano luglio 2004, crea il suo blog dal titolo Guerrilla Radio, "Guerriglia alla prigionia dell’Informazione. Contro la corruzione dell’industria mediatica, il bigottismo dei ceti medi, l’imperdonabile assopimento della coscienza civile. La brama di Verità prima di ogni anelito, l’abrasiva denuncia, verso la dissoluzione di ogni soluzione precostituita, L’infanticidio di ogni certezza indotta. La polvere nera della coercizione entro le narici di una crisi di rigetto. L’abbuffata di un pasto nudo, crudo amaro quanto basta per non poter esser digerito." il sottotitolo. Tanto da essere inserito nella lista nera delle persone sgradite ad Israele appena un anno dopo. Dal 2008 vive a Gaza, dove vede e vive gli orrori che tutti i giorni subiscono gli abitanti della striscia. Continua a scrivere sul suo blog, ma è anche collaboratore di Peace Reporter, del Manifesto, di Radio 2 e di varie altre testate giornalistiche e non.

C’era, e questo ancora c’è, qualcosa di invidiabile nella forza di volontà, nello sprezzo, eroico direbbe qualcuno, da sciocco altri, del pericolo quotidiano che la sua situazione comportava. Ma questo significa essere attivisti, questo significa essere uomini. Membro infatti dell’associazione International Solidarity Movement Vittorio, o Vik Utopia, informava il mondo della situazione degli umili, degli ultimi. Donne, bambini, palestinesi, libici, iracheni iraniani, tutti trovavano posto nei suoi pezzi. E a contraltare i politici di tutto il mondo che voltano le spalle alla Verità, i signori della guerra, i signori dell’ignoranza, noi che ci preoccupiamo solo del nostro orticello.

Ma non era solo: aveva una famiglia qui in Italia, degli amici, italiani e palestinesi, e poi una rete di solidarietà fatta da associazioni, nomi e numeri, e soprattutto persone, che seguivano la sua vita giornalistica attraverso il web.

Ma non era solo anche perché come lui erano e sono tanti i giovani con la voglia ancora forte di dare una mano, con le speranze non ancora disattese di cambiare almeno un po’ questo mondo.

Ed infine non è il solo dei "morti ammazzati", in Palestina ed in Italia, alla luce del sole o all’ombra di una luna lontana. Lo accomuna ad altre persone, gente comune, che non meritava di morire. Quindi interrogandoci su cosa voglia dire, e quali responsabilità comporti, chiamarci uomini: restiamo umani.