Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Politica in Pinerolo

Elezioni Comunali 2011

Dibattito

Pinerolo come la vorrei/6

della Redazione di Pinerolo Indialogo
Sogni e idee giovani per la città
«Anche dai sogni attraverso una sana scelta nasce la progettualità»

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.5 - Maggio 2011

 "Pinerolo come la vorrei" è il titolo che abbiamo dato a questa rubrica sei mesi fa in previsione delle elezioni comunali di maggio. Abbiamo interpellato persone del mondo produttivo e del commercio, e osservatori dei fenomeni sociali. In questo numero riportiamo l’opinione dei venti giovani redattori di questo giornale.

 Innanzitutto vorremmo esprimere una nota positiva sulla nostra città: "sembra promettere poco, ma mantiene tutto. È affidabile, incapace di riservare brutte sorprese". Insomma una città dove tutto sommato si vive bene, da dove si può progettare e partire per altre mete e poi magari tornare. Che unisce le comodità cittadine (cinema e iniziative culturali degne di nota) con il fascino dell’atmosfera valligiana e con i rassicuranti sanpietrini del centro storico. Una città dove convivono gusti e stili di vita diversi, che acquistano valore proprio nel loro intrecciarsi.

A questo giudizio globale positivo vorremmo però aggiungere delle osservazioni di "miglioramento". Dei "desiderata" per arricchire ulteriormente questa nostra realtà. Vorremmo innanzitutto una città "più viva", nella quale al pomeriggio, la sera, nei weekend ci fosse più gente in giro, attirata magari da qualche manifestazione o iniziativa promossa in qualche locale. Vorremmo che le iniziative presenti si pubblicizzassero meglio e di più, così anche quello che di bello Pinerolo ha.

Vorremmo una città che non punta tanto alla costruzione di nuovi edifici, ma a recuperare quelli esistenti con una rivalutazione del centro storico, abbellito con negozietti di artigianato e con l’incentivazione del turismo. Vorremmo che le zone dimenticate o abbandonate (Parco Olimpico, merlettificio Turck, ex area Beloit) venissero sfruttate meglio e che gli interventi di nuova architettura si integrassero nel modo migliore con la realtà esistente, aggiungendo bellezza alla città e non sottraendola. Vorremmo che Pinerolo fosse capofila di progetti di co-housing e di energie rinnovabili; capofila nel dotare gli edifici pubblici e le scuole di pannelli fotovoltaici. Vorremmo una città dove la gente affolla i teatri e questi fossero aperti a tutti (Sociale come è il nome del teatro della nostra città) e non solo ad una élite già privilegiata. Una città dove il dibattito culturale è vivo e crea reti di conoscenze e occasioni di turismo di respiro mondiale. Un turismo continuo e non solo occasionale legato alle solite e stantie rassegne (artigianato, maschera di ferro...) che non hanno la forza di aggiungere ricchezza e lavoro. Vorremmo una Pinerolo bella, pulita, amata dai cittadini che la abitano, accogliente, ciclabile, pedonale, culturale, artistica, storica e moderna allo stesso tempo... che va in piazza anche il 25 aprile e non solo alla fiera.

Vorremmo che si valorizzasse il dialogo tra generazioni ad esempio attraverso le energie del volontariato, che è molto forte in città e nel territorio, attraverso una grande azione di servizio civico che valorizzi le esperienze e le competenze di tante persone per il bene comune. A incominciare dalle persone andate in pensione, le cui esperienza lavorative si salderebbero col volontariato giovanile, ricco di energie e di entusiasmo. Ci piacerebbe che i futuri amministratori, in particolare il primo cittadino, creassero le condizioni per evitare l’incomunicabilità tra i gruppi sociali del Pinerolese e ove è possibile anche tra i gruppi politici, per puntare insieme nonostante tutto al bene della città.

Ci piacerebbe infine che si varassero politiche giovanili a lungo termine, dove non si punta solo all’effimero o alla notte bianca, ma al protagonismo giovanile, alle prospettive di lavoro, di studio, di cultura, di solidarietà sociale e di mobilità verso tutti i territori d’Europa...

I desideri e i sogni sono tanti, ce ne rendiamo conto, per di più sono sogni giovanili. Ma è dai sogni e da un po’ di utopia, insieme ad un sano realismo, che sorge attraverso le scelte la progettualità.