Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni
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 Appunti di Viaggio

Lungo il camino real

Alla ricerca del tempio del Sole

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.5 - Maggio 2011

   Ecuador non è solo Galapagos. In bus da Riobamba, nell’entroterra ecuadoregno, si va a Cuenca, ma a El Tambo si devia per un sito inca incastonato come una gemma nel Panamo andino: Ingapirca (in quechua = muro inca).

Fuori dal finestrino si aprono voragini alternate a colline di mais, orzo, luppolo viola e patate rosa. Risaliamo pinete e boschi odorosi di eucalipto; sussurrano, mosse dal vento, le foglie dal dorso azzurro, lunghe punte di lance pendenti dai rami ruggine. Agavi centenarie fioriscono in lontananza. La discesa dall’altopiano attraversa villaggetti, casine sparse di mattoni e paglia; speroni di fil di ferro che fuoriescono dai pilastri; insegne incerte dipinte a mano sui muri scrostati delle tiendas dai tetti di lamiera; muretti a secco, filo spinato; famiglie di maialini ai lati della strada. Bancarelle con donne in scialli verde muschio, bimbi sulle spalle, gonne imbottite fucsia bordate di passamanerie. Uomini in poncho a righe.

I paesi sorgono a fianco di una collinetta su cui si erge una statua protettrice: Quito aveva la Viergen, Baños la croce, Alausi il Gesù benedicente.

Incapirca: poche case intorno ad una piazzola, ed un hostal dove siamo gli unici ospiti. Ma ecco laggiù come brilla il Tempio del Sole!

Girovaghiamo tutto il dì nell’osservatorio, tra resti di edifici sacri, abitazioni di preti e ancelle, perimetri di negozi, bagni di purificazione ed alloggi dei messaggeri reali in viaggio da Quito a Cuenca. Sul passaggio centrale ruminano immobili alcuni lama bruni.

Al solstizio si celebrava la festa del Sole, l’Inti Raymi. La maschera del sacerdote in platino e oro (cultura Tolita 500 aC-500 dC) è esposta al museo del Banco Central di Quito.

Il tempio, el Castillo, è una fortezza con base ellittica, alto 3,70 m, con accesso da una scalinata laterale e, mentre le nuvole si aprono regalandoci un tardo pomeriggio assolato, le pietre luccicano dorate al sole.

Che illusi i conquistadores a cercare la città d’oro, El Dorado! La creta, con cui sono impastati questi mattoni, senza collante, contiene microcristalli di pirite, che con il sole in lontananza splende come oro!

Percorriamo tutto il colle alla ricerca di vestigia passate, di pietre sacre rappresentanti gli astri e la tortuga ed infine ammiriamo la formazione rocciosa che pare proprio il profilo di un Inca.

Al ritorno un’anziana donna quechua cerca di venderci i suoi tesori, ciondoli e cocci, raccolti vicino al sito. Il tramonto, alle 18, è rosso fuoco, e la notte cala improvvisa e gelida.

Tutto chiuso. Per fortuna la bimba che accudisce il nostro hostal ci prepara una zuppa di verdura calda in cui intingere il nostro pane. Cerco di tappare i buchi nella finestra con pezzi di carta e dormiamo imbacuccati!

Il mattino seguente osserviamo speranzosi il bus delle 6 attraverso le inferriate dell’ostello: siamo chiusi dentro, con tanto di saracinesche e chiavistelli. Cerchiamo di farci sentire, e la solita bimba, assonnata, la treccia sciolta, ci apre con tante scuse.

Ripartiamo con nubi dentro e fuori. La nostra casa è una reggia.