Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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 Giovani @ Scuola 

Intervista a Paola Galetto di Pracatinat

Un laboratorio per pensare in grande

di Nadia Fenoglio

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.7 - Luglio 2011

   Sulle montagne di Pracatinat svetta un complesso di due edifici, l’Albergo e il Laboratorio, luogo di confronto tra la Scuola e il territorio sui grandi temi di oggi. Un progetto che mette in luce la necessità di ridefinire i modi di pensare e agire in relazione agli altri, alla società in cambiamento, all’ambiente che reca i segni del maltrattamento antropico.

Ne parliamo con Claudia Galetto, responsabile degli stages educativi presso il centro di Pracatinat.

Qual è il punto di forza di un’ esperienza formativa "sul campo" rispetto al tradizionale apprendimento in aula?
    Negli ambienti naturali si vivono contraddizioni che attivano la disposizione critica delle persone, mentre la consuetudine non sembra offrire stimoli di nuova conoscenza. In questo modo si costruisce innanzitutto la disponibilità ad apprendere. Al centro del processo di apprendimento c’è infatti l’esperienza: la conoscenza si produce in un movimento tra il luogo frequentato (fisico, sociale, culturale) e il luogo interno di ciascun soggetto. Fare esperienza è dunque il modo per esprimere ciascuno la propria umanità in rapporto con gli altri e con il mondo, e di viverla come apprendimento di sé e del mondo.

   Dal suo punto di osservazione, il sovraffollamento di informazioni a cui sono sottoposti i giovani corrisponde ad un possesso di maggiori conoscenze? Il rischio è la frammentarietà del patrimonio culturale e conoscitivo già acquisito?
  
Di certo negli ultimi anni c’è stata una moltiplicazione delle opportunità conoscitive: il rischio è che essa porti ad una consumazione dell’esperienza e ad una sua progressiva deprivazione di senso. A mio avviso, trattare questo argomento significa innanzitutto affrontare i problemi di natura inter-generazionale che si registrano nella società e che hanno segnato un cambiamento nel modo di conoscere. Non occorre giudicare ciò che è meglio o ciò che è peggio, ma piuttosto comprendere cosa stia succedendo. Intendo dire che ci sono adulti, oggi, i quali appaiono "ostaggio" di ragazzi ormai ritenuti incomprensibili perché risucchiati in una realtà tecnologica alla quale i grandi ritengono di non appartenere.
  
Tra i problemi educativi, quindi, urge comprendere come sia possibile entrare in relazione con gli stili di apprendimento delle nuove generazioni. Di conseguenza, per chi educa risulta importante definire il quadro nel quale collocare la pluralità degli stimoli a cui le nuove generazioni sono sottoposte, per aiutare i giovani ad attivare un processo di ricomposizione dei frammenti conoscitivi dentro e fuori di sé. La strada della ricerca è aperta.

Come si traduce in stile di vita consolidato l’insegnamento di un’esperienza vissuta lontano dalla quotidianità?
Qui entrano in gioco i progetti formativi che impegnano Pracatinat in contesti di lavoro permanenti, insieme alla Scuola e ad una pluralità di altri soggetti su tutto il territorio regionale. Per questo la sfida educativa e culturale di Pracatinat muove dal presupposto che il benessere dell’individuo, della collettività e dell’ambiente non si costruisce da soli ma attraverso un lavoro sociale che rinnovi un senso comune di cittadinanza.