Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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Antiche vestigia di frontiera

Le valli fortificate

di Michele F. Barale

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.7 - Luglio 2011

 Chi si fosse trovato a voler fare una passeggiata nelle valli Pellice e Chisone verso la metà del XVI secolo avrebbe dovuto progettare bene il percorso, per evitare di imbattersi nelle tante fortificazioni che le costellavano. Diroccate e divorate dalla Storia, alcune superstiti vestigia ancora raccontano una vita di frontiera, di territori strategici ora francesi, ora sabaudi.

La sola Val Pellice opponeva forti sin da Bricherasio, sul colle di Santa Maria, distrutto definitivamente nel 1631. Per poi proseguire verso Luserna, fortificata alla medievale, con una cinta muraria alta e sottile e torri cilindriche sulle quali spiccava il fortilizio di San Michele, distrutto dalle guerre che interessarono il pinerolese alla fine del XVII secolo. Un ruolo strategico di maggiore importanza era rivestito dal forte di Torre Pellice: lo dimostra il fatto che sia riprogettato dal 1655 come fortificazione bastionata alla moderna, una struttura pentagonale raramente utilizzata in collina. Nonostante l’abbandono e la demilitarizzazione, il Forte mostra ancora parte dei suoi terrapieni e delle sue mura.

La Valle era poi controllata a monte da una struttura molto ardita, il forte di Mirabouc, alla moderna come concezione, nato a protezione di un confine di Stato, alla medievale come struttura, con torri cilindriche e una forma triangolare a protezione da frane e valanghe. Edificato dal 1565 e ampliato dal 1680, sparisce a causa dell’abbandono.

La vicina Val Chisone incuteva timore e rispetto sin dal suo imbocco: il Seicento ridisegna Pinerolo, trasformandola da città manufatturiera a fortezza reale francese di primo rango, grazie alla fortificazione progettata da Vauban. Bastioni a punta di freccia, spalto, spesse mura, una cittadella sopra San Maurizio e una ridotta a Santa Brigida di controllo. Salendo si trovava poi il forte di Villar Perosa, attuale frazione Ciapella, su progetto di Vitozzi del 1597, col gemello San Luigi sull’altra parete della valle: qui un primo confine, in seguito spostato verso Fenestrelle. Per questo si abbandonò il vulnerabile forte Moutin e si decise di fortificare un intero crinale, un perentorio monito a non oltrepassare più il confine sabaudo.