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Pinerolo Indialogo

Luglio 2011


Dialogo tra generazioni
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 Appunti di Viaggio

In Costa Rica

Sorvolando la Rain Forest

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.7 - Luglio 2011

   

  Il detto "Costa Rica, pura vida", traduce l’impressione immediata di un ritorno agli albori e all’Eden. Con un acquazzone al giorno, quello spettacolo della natura che è la foresta pluviale, la rain forest, cattura ed abbraccia il visitatore con le sue diramazioni infinite. Incanta. Attraverso la lente quasi impalpabile di una goccia d’acqua si acquista una prospettiva differente da quella cui siamo assuefatti.

Fin dall’alba la luce ti viene incontro imperiosa e calda; alle 5,30 tutti sono già fermento, a cominciare dai colibrì. La gente del posto inizia a lavorare presto, le strade di S. José sono un brulicare di attività, di uomini e donne e bambini multicolori come i fiori che fanno capolino dai giardini. Con un alto tasso di scolarizzazione, un discreto tenore di vita, a contatto con la natura, il Costa Rica si presenta come un Paese laborioso ed in crescita.

Da S. José ci si dirige verso le montagne oltre la Meseta central, oltre Vulcano Arenal con l’omonimo lago, riserva di energia dell’intero Paese. Ci stiamo avviando a Monteverde, con il centro in S. Elena, tra 1.200 e 1.500 m sul livello del mare, nella Cordigliera di Tilaràn. Lo dice il nome: è una località montana assai verdeggiante. Per raggiungerla occorre inerpicarsi e faticare: la gente del posto protegge così i suoi luoghi più apprezzabili, proprio come un riccio tiene strette a sé le sue castagne! Ma in effetti, conquistare a fatica su strade tortuose e lente un posto così ammaliante, ti permette di godere maggiormente le sorprese che riserva.

È qui che ho affrontato e vinto una delle mie più grandi paure: il vuoto. Durante lo sky walking, le rincorse sui sentieri d’acciaio appesi al tetto della rain forest (foresta pluviale), o nelle scivolate del canopy appesi ad un cavo, e nel lancio nel vuoto, in una vegetazione esuberante, tra le liane coperte di muschio, sotto la pioggia lieve che picchietta sulle foglie e le nostre guance, tra le nostre risate e ululati, in questa natura che non lascia spazio per immaginare altro, mi sono sentita parte dell’universo come non mai, in modo quasi primitivo.

Non c’è più vuoto, ma un tutt’uno, esiste l’essere parte di un universo che ti accoglie. Lanciarsi nell’aria della foresta, utilizzando una tecnologia umana, come può essere un’imbracatura sicura, non toglie nulla all’emozione.

Viaggiare sospesa tra alberi millenari fa sgorgare dal cuore una lode per Chi sta più su di noi, per aver pensato un mondo infinitamente bello. Oh! Ne ha fatto dono a noi che pure ne abbiamo così poca cura.

Il rush finale del lancio alla maniera di Tarzan è adrenalina pura. Ma chissà come si sentono gli angeli che sono senza corpo, senza limiti gravitazionali… continuerei a dondolare su questa altalena di 10 metri!