Pinerolo Indialogo

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Dialogo tra generazioni

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di Massimiliano Granero

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.7 - Luglio 2011

Graffiti di Amnesty contro le ingiustizie

Another w-right on the wall

   Domenica 26 giugno il gruppo di Amnesty International di Pinerolo ha invitato una crew di writers torinesi, i KNZ, i quali hanno dipinto 10 metri di muro nel sottopassaggio del binario per Torre Pellice, quello che conduce al centro studi. È quasi una magia ciò che sono stati capaci di fare questi ragazzi a colpi di bombolette!

Il graffito rappresenta il dolore, portato dalla guerra e dall’ingiustizia, e la speranza, rappresentata dalla candela accesa nell’oscurità, anche se questa candela è circondata da filo spinato: il messaggio di pace e uguaglianza che Amnesty porta da cinquant’anni a questa parte nel mondo. Il colore cupo della paura, queste figure piene di terrore e imprigionate sotto i missili che cadono, sono rischiarate dalla tenue luce della fiammella di Amnesty che risplende per i più deboli.

Il graffito di Amnesty è affiancato da tre metri di muro dipinto dal gruppo Giovani e Intercultura.

Se per caso un giorno qualunque vi capita di passare in quella zona, date un’occhiata a quel sottopasso: ogni vostro commento sarà il benvenuto!

 

 

Argine alla 'ndrangheta e alla mafia in Piemonte

All'operazione minotauro anche i carabinieri di Pinerolo

Minotauro, il nome del mostro rinchiuso nel labirinto di Cnosso dal patrigno, Minosse, re di Creta. Minotauro, l’operazione durata ben cinque anni e che ha portato all’arresto di 142 ‘ndranghetisti in Piemonte, e al sequestro di beni per un valore di oltre 70 milioni di euro. Il pool di magistrati, carabinieri, poliziotti, e tutte le forze dell’ordine, ha scovato il filo di Arianna per colpire alla testa questo mostro biforme. Si parla di arresti eclatanti, di connivenza della politica, di indiziati immacolati. Ma non si dice che sono ben 9 i "locali" della ‘Ndrangheta presenti nel solo Piemonte. Un locale è un organo di potere che si trova a metà strada tra la ‘ndrina, la famiglia mafiosa, e, almeno per il Piemonte, il Crimine, la Cupola mafiosa. Un controstato si presenta anche qui sotto lo sguardo attento delle Alpi, forse non così attento. Perché è facile dare la colpa a un’immigrazione proveniente dal Sud negli anni del boom, anche e soprattutto calabrese (la ‘ndrangheta è infatti la sorella calabrese, giovane attiva e attraente, di Mafia siciliana e Cosa Nostra campana), una folla di poveri che si son portati dietro questo cancro della loro terra. Ma se questo sistema ha attecchito anche qui, ora, un motivo c’è. Anche alle porte di Pinerolo si sono avuti arresti, basta pensare a Beinasco, Bruino, Nichelino, o semplicemente a Volvera, dove già si trova uno dei simboli della lotta alla mafia, Cascina Arzilla, un bene confiscato alle mafie e dato in concessione a Acmos e che rischia di rimanere un simbolo vuoto per mancanza di fondi a aiuti.

Anche i carabinieri di Pinerolo hanno partecipato all’inchiesta e, l’8 di Giugno, all’arresto degli indagati. Si tratta dunque di una vittoria della legalità, dello stato, e della società civica. Ottenuta anche e in gran parte alle intercettazioni degli ‘ndranghetisti. L’inchiesta non è però finita, la parola spetta alla difesa. E a noi non resta che tenere aperte le orecchie, e non pensare di vivere a Utopia.