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Dialogo tra generazioni

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 Tendenze

Cultura giovanile e nuove tecnologie

Siamo alla fine dei 
social network?

di Massimiliano Malvicini

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.9 - Settembre 2011

 Social network, la fine dietro l’angolo?
Che abbiano cambiato e stiano tutt’ora cambiando il rapporto di milioni di persone con il computer, oltreché lo stesso modo di vivere parte della quotidianità, è fuori dubbio, ma si sta veramente vivendo un cambiamento in cui i blog e soprattutto i social network sono la nuova agorà elettronica?

Probabilmente sì. Il punto problematico è però che accanto a fenomeni destinati a durare nel tempo (i tablet per esempio, quale evoluzione del classico pc portatile) ce ne sono altri che potrebbero presto concludere la propria avventura da protagonisti del firmamento hi-tech.

E’ questo il caso dei social network?

"Piattaforma sociale" per eccellenza prima dell’esplosione di Facebook, MySpace vive da tempo un periodo che brillante certo non può definirsi. Anzi. L’ultima mossa della società che fa capo a Murdoch è stata quella di annunciare il taglio di una notevole porzione di forza lavoro globale. Di sicuro MySpace non può (e vuole) pensare a gareggiare con Facebook sul fronte dei volumi (il rapporto è oggi di 91 milioni a 600) e si è concentrata su suoi piatti forti, musica e video.

Ma, nonostante il numero di utenti mobili di MySpace sia in crescita forse è già troppo tardi per salvare un business le cui perdite, parole dei top manager di News Corp, non sono più sostenibili.

Che Facebook, l’altro grande gigante del web oltre Google, faccia sempre notizia non si scopre certo ora.

Il punto è che fino a un mese fa se ne parlava tendenzialmente solo in bene, per osannare i risultati raggiunti e celebrare la figura del fondatore Mark Zuckerberg (eletto uomo dell’anno dalla prestigiosa rivista Time). Negli ultimi giorni, invece, la società californiana è balzata agli onori della cronaca per ben altri motivi: è da mesi che si vocifera che i gemelli Tyler e Cameron Winklevoss (resi "celebri" dal film "The Social Network") non sarebbero sazi dei loro 65 milioni di dollari con cui il Ceo di Facebook ha chiuso la vertenza legale da loro aperta.

Rumors a parte, ciò che appare oggi preoccupante sono le nuove valutazioni su Facebook degli analisti finanziari, che arrivano a sgonfiare un fenomeno che solo due settimane fa era accreditato di un valore di Borsa sul cosiddetto "mercato grigio" (la società non è quotata a Wall Street) di oltre 50 miliardi di dollari e di profitti stimati per quest’anno pari a un miliardo di dollari (rispetto ai presunti 400 milioni del 2010 su un fatturato di due miliardi).

Invece, come ha scritto il Wall Street Journal, le stime sul valore del social network sui listini non sarebbero realistiche sul lungo termine per il semplice motivo che molto del futuro guadagno potrebbe già essersi volatilizzato. Facebook, in altre parole, ha già toccato il suo picco e in futuro altre tecnologie potrebbero stravolgere il ruolo dei social network, relegandoli a qualcosa di vecchio e superato.

Alla società, osservano gli analisti, servirebbero ingenti capitali per finanziare l’evoluzione del suo business e non è detto che le banche d’affari siano sempre così brave a raccogliere denari privati. C’è quindi il serio rischio che Facebook abbia imboccato prima del previsto la sua parabola discendente?

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