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Pinerolo Indialogo

Settembre 2011

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

In Cambogia

Le piantagioni di pepe nero

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 2 - N.9 - Settembre 2011

   

  La Cambogia è una terra che ha sofferto molto fino, si potrebbe dire, all’altroieri. Poveri, orfani, mutilati di guerra, distruzioni e ferite sono ancora ovunque. Il volto che ci mostra è però sorridente: c’è voglia di ricominciare.

Lasciati i luoghi più noti al turismo occidentale, da Kep dove i locali fanno le vacanze al mare, dirigendoci verso Sihanoukville, lungo la costa ovest della Cambogia, in prossimità del Golfo del Siam, incontriamo i monti Dâmrei denominati "I monti dell’elefante", una propaggine dei Monti Cardamomi, i "Krâvanh" in lingua kmer. La cima più alta è Phnom Bokor, di 1.081 slm.

Le pendici sono vellutate di verde, una foresta assai fitta, per la piovosità abbondante soggetta ai monsoni, sul lato sud-ovest, fino a 5.000 mm/anno. In questi boschi, ci racconta la nostra guida, molte persone si sono rifugiate per salvarsi dalle stragi perpetrate dai Khmer rossi, sopravvivendovi a lungo perché la natura provvede ad ogni cosa.

Qui vi sono le famose piantagioni di pepe nero: quello proveniente da questi luoghi è tra i più pregiati al mondo e non c’era cuoco di Parigi negli Anni ’20 che non desiderasse averne nelle proprie cucine. Negli anni turbolenti della guerra civile e del successivo regime dittatoriale dei KR la coltivazione subì un brusco arresto. Dal finire degli Anni ’90 si assiste ad una lenta ripresa, generale, delle condizioni di vita locali.

Sovrasta la cima di Bokor un tempio buddista con una piccola comunità, dove si può trovare riparo e quiete.

All’interno del parco nazionale sorgeva una stazione climatica edificata dai francesi nel 1917, in cui l’elite dei funzionari coloniali francesi trascorreva le vacanze nei mesi caldi, ma ormai è tutto abbandonato: edifici spettrali ci guardano con le orbite vuote come fantasmi, così pure la chiesa cattolica, totalmente in decadenza e annerita dal fumo del focolare, in cui vivono alcuni bambini che ridono di noi tutti fradici.

Ora le autorità si premurano di combattere il disboscamento illegale e la caccia di frodo di animali che ancora sopravvivono nel fitto della boscaglia, in particolare il pangolino, una sorta di formichiere, ucciso per essere mangiato nei periodi più duri, e persino la tigre, cacciata oltre che per il commercio della pelliccia, anche per ragioni magiche, per creare pozioni per stimolare la virilità ai ricchi acquirenti stranieri.

Per quanto assurdo c’è in progetto uno sfarzoso resort con annesso un nuovo casinò e campi da golf. Ma la cosa più incredibile è che noi turisti paghiamo per andare fin lassù a prendere pioggia a secchiate e a ridiscendere sbatacchiati sul retro di un camion, sferzati dal vento freddo. Mi chiedo quale senso abbia tutto questo!

Si ridiscende nella sonnolenta Kampot, adagiata sulle sponde del fiume, per un tramonto infuocato di sole ed una cena speziata di curry. La gente è accogliente e semplice. La sera, le rive del fiume si popolano di allegria, di anziani che prendono il fresco, di innamorati che passeggiano, famiglie con bambini, giochi e risate.