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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Ai politici
A chi il mio diritto-dovere di voto?

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.1 -Gennaio 2013

 Elezioni. La borbottante macchina burocratica si mette in moto, le ruotine sgonfie del desiderio democratico prendono le curve a grande velocità, ma la vettura rimane, con difficoltà, in carreggiata e prosegue verso il futuro pieno di nebbia. Slogans, ai quali manca poco per essere insulti privi di sostanza, compaiono in ogni angolo delle città e ben presto diventano ruderi di carta e strappi metropolitani, promesse inattuabili, specialmente con l’attuale regime economico-bancario che ci culla come una barchetta le onde della tempesta.

In questa lettera ai politici non voglio, attività facile, invitante e il più delle volte giustificabile, unirmi al coro del "tutti ladri", vorrei più che altro porre domande ai diretti interessati.

Pensiamo alla gestione dello Stato come organismo biologico: tralasciando il fatto che ogni essere vivente è destinato alla morte, con quante considerazioni potrebbero scaturire da quella che è a tutti gli effetti l’Unica Verità Empirica, a me sembrano talmente tante le cellule che lo compongono dal non poter fare a meno di pensare che il "politico", la minima porzione di questa vastità, non sia per niente, e attenzione questo non è un discorso che analizza o meno l’eticità di essere a capo di qualcosa o di qualcun altro, al corrente della sua posizione. Una posizione che è talmente delicata, talmente rischiosa che chi non riflette su questi "organismi pluricellulari", è sicuramente qualcuno che ha tempo e/o capacità e/o voglia o ancora sensibilità necessaria per dedicarsi ad assemblee scolastiche, o sempre più in grande puntare a diventare CEO di qualche azienda e ancora più in là Presidente del Consiglio; al contrario chi si sofferma sullo sforzo che la frammentazione burocratica della società moderna offre, insieme a una incalcolabile dose di casualità, a partire dallo stato d’animo del ministro della difesa dopo aver litigato con la moglie, fino alle gastriti degli analisti del ministero dell’economia, passando per la ruota forata dell’auto blu, ai computer impallati dei servizi pubblici e così via ad infinitum, se ne terrà il più possibile alla larga, quasi come qualcuno che ha visto de visu il platano a qualche centimetro dal parabrezza sfondato, il quale tenderà ad andare molto più lentamente in macchina, magari ponendo particolare attenzione alle zone d’ombra dove il manto stradale può essere ghiacciato, se riescono ad estrarlo dalla carcassa dell’auto accartocciata.

Come si forma la mente a non pensare, mantenendo tuttavia una prontezza di pensiero indispensabile per agire in vista del bene comune? E soprattutto, è così riprovevole avere la totale certezza che chi decide di entrare in politica lo faccia solo per un tornaconto personale, allo stesso modo di chi decide di fare l’idraulico, col tutto rispetto per l’utile professione, non per uno spiccato amore del principio di Archimede. Non dovremmo forse smettere di stupirci degli scandali della politica, considerandola niente più che un lavoro? A me sembra sia in atto un grande e tacito accordo, al quale tutti sottostiamo, quando ci fingiamo stupiti del, per esempio, uso indiscriminato dei rimborsi spesa, laddove io in primis col mio misero blocchetto di buoni pasto da 4,10 € mi sono fiondato al supermercato a fare scorta di birra? Invece di fingere di cadere dalle nuvole, non sarebbe meglio attivarci verso una politica-hobby, da fare a tempo perso, un po’ come i puzzle o il modellismo, senza alcuna rendita ma solo con spassionata scoperta, esperienza ed amore? Mi chiedo quanti "politici" possano dire di amare la politica, ammesso che sia qualcosa che è possibile amare. Provate ad indovinare a chi andrà il mio sacrosanto, unico e inalienabile diritto/dovere di voto?