Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



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Pinerolo Indialogo

Maggio 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera ai consumatori
L'orgia del cibo

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.5 -Maggio 2013

   Occhi cisposi e papille gustative intorpidite, bocche impastate aggredite fin dal sorgere del sole con pietanze fumiganti e colanti di intingoli variegati, cucinate da inquadrature ortogonali di mani curate e abili. E poi durante la mattinata, alla radio e mentre mangi; quando dormi loro continuano a cucinare e cucinare e cucinare. E vanno all’estero e cucinano. Tornano in patria e fanno reality show di cucina; cucinano uomini donne bambini famosi e non. Cucinano su barche, all’aperto e in studi illuminati come set cinematografici di film dal dubbio valore artistico. Questa lettera è indirizzata a tutti coloro che si trovano invischiati, consapevoli o meno, in questa pornografia culinaria che impazza e dalla quale, a mio avviso, non si potrà uscire se non con una carestia.

Ora, premettendo che chi scrive mangia parecchio, vi chiedo: se metà del tempo dedicato a mangiare a guardare il mangiare che mangia il mangiarsi mangiato fosse dedicato anche ad altre occupazioni creative e soprattutto a programmi con un impatto culturale maggiore ci troveremmo forse nella piacevole situazione di stallo esistenziale, prima ancora che morale, culturale economico e politico, nella quale ci rivoltiamo come arrostino al barolo? Aldilà di ogni retorica esagerazione, contestualizzo: lungo le strade di Pinerolo (questo mensile ha una diffusione locale, ma si può sostituire con qualunque paese e città) ogni giorno spuntano locali più o meno mangerecci e chiudono sempre più esercizi commerciali che rappresentavano una testimonianza storica ed erano dotati di un minimo di coerenza culturale. Comitive di giovani che peregrinano come tanti Nessuno da una pizzeria ad un pub ad una gelateria, spinti dal vento del presunto vuoto di stomaco, trasformati in maiali dalle arti di una Circe che si chiama (più o meno, nel senso di chi più chi meno, ma chi sta leggendo tutti abbastanza) "benessere", e sperano che la birra dei lotofagi faccia dimenticare loro perché stavano girando senza meta.

La cultura del cibo in Italia è importante, al Nord quanto al Sud, ed è locale quanto nazionale; i pasti domenicali e le occasioni di bisboccia famigliare mettono a dura prova gli stomaci più resistenti. In queste occasioni dilungate nei pomeriggi inutili, sonnolenti e pesanti e persi uno spettro si aggira sui commensali sazi già dopo il terzo antipasto (ma riflettete un attimo su questa parola! Vi piacerebbe se prima di andare a lavoro vi facessero fare un po’ di antilavoro, così per gradire, come allenamento...): un’angoscia storica causata dall’assenza di cibo oppure un’angoscia futura per l’assenza di suddetto cibo. Ma proprio questa consapevolezza dovrebbe renderci dei consumatori, nel vero senso di esseri onnivori, consapevoli. Dovrebbe essere in grado di farci riflettere su ogni boccone ingerito, animale morto o terreno agli antipodi prosciugato. Ogni morso dovrebbe far scattare alla mente parole come sostenibilità e parsimonia.

Appassionatevi visceralmente a qualcuno. Prendete di pancia una passione e un desiderio.