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Pinerolo Indialogo

Maggio 2013

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

India on the road

Un tempio d'oro tra i poveri

di Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.5 - Maggio 2013

  Dopo aver ricevuto il nulla osta dal team dell’Irtc di Candiolo che mi aveva ottimamente seguito, son partito per 5 settimane, zaino in spalla, con destinazione Rajastan e India del Nord. Vorrei condividere un’esperienza toccante che mi ha permesso di essere "persona" e non più "turista". Una concezione cui tengo molto quando mi accosto ad un’altra cultura in qualsivoglia luogo mi trovi.

Ecco un pezzo del mio diario.

17/2/2013 - La giornata oggi è un po’ cupa, ieri è piovuto tutto il giorno. Mi dirigo al tempio sikh, il Golden temple nella città di Amristar, al confine col Pakistan, e, lungo la strada, mi fermo per una colazione indiana con rahita (yogurt) lassi (frullato) e hotgulab jamon (dolce).

All’entrata poso scarpe e calze: questo è un luogo sacro, quindi mi lavo anche i piedi e le mani nei bassi canaletti di acqua corrente, tipo "bealere". Alzo gli occhi e resto di stucco: il tempio si erge brillante d’oro in mezzo ad un lago artificiale. Oltre la soglia un porticato accoglie i fedeli che si prostrano e giungono le mani, toccando il marmo col capo. Alcuni si svestono e si immergono nel lago fino al collo, pregando. Per accedere al luogo sacro, al centro del lago, si percorre un’ampia passerella e ci si mette pazientemente in coda. All’interno sono custoditi resti sacri, si prega e si canta. Mi unisco con rispetto ai presenti e poi riprendo l’esplorazione della cittadina.

Verso sera ritorno per fare qualche foto più suggestiva, ammirando i riflessi aurei nell’acqua ed il baluginio di luci del paese. Faccio capolino alla grande mensa all’interno della struttura del tempio. E’ uno spettacolo incredibile: vengono distribuiti 50-60mila pasti al giorno, anche di più nelle feste, a tutti i pellegrini che vi si presentano. Nell’accostarmi vengo invitato anche io. Dopo un attimo di indecisione, accetto questa opportunità che non mi capiterà più: trovarmi insieme a centinaia di persone a condividere, in religioso silenzio, un semplice pasto offerto dalla generosità di tanti volontari.

Tutto questo avviene in ogni tempio sikh, segno dell’unità che regna fra gli individui di ogni credo, religione e nazionalità. Che serata speciale, non sarà facile dimenticarla! Nell’estrema povertà di tanti quartieri indiani, è toccante vedere che qui nessuno patisce la fame. Chi può dà un’offerta, chi non può è il benvenuto ugualmente. Ci si siede a gambe incrociate su un lungo tappeto, uno accanto all’altro, col capo chino, si riceve un piatto di metallo pulito e un volontario passa con una pietanza; riso basmati o pulao, minestra "dal", con chapati, il pane azzimo, e patate o verdure speziate; chai, thè dolce bollente con latte.

Penso sia un esempio da prendere in considerazione. Non mi son sentito né straniero, né diverso, ma profondamente commosso e grato. Anche io mi sono accostato in preghiera al mio Dio.