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Pinerolo Indialogo

Giugno 2013

Dialogo tra generazioni

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  Riflessioni


Riforme e sistemi elettorali

La Costituzione americana
di Renato Storero

 


Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.6 - Giugno 2013

In un tempo in cui si parla di riforme costituzionali può essere utile un confronto con la Costituzione degli Stati Uniti d’America.

L’atto costitutivo della Confederazione nasce nella Convention del maggio 1787 a Filadelfia. Erano tredici gli stati che si erano riuniti inviando i loro delegati; un paio tergiversò, cosicchè furono undici quelli che aderirono formalmente.

Il voto era calcolato per stati; erano cinquantacinque persone, ma solo trentanove siglarono il documento. Molti erano proprietari di schiavi, ma il problema della abolizione della schiavitù non fu neppure sfiorato, se non da pochissimi delegati.
Questi stati erano arrivati alla dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna con una dichiarazione formale sottoscritta però da solo otto delegati sui cinquantacinque presenti. Ogni stato era geloso della propria identità, per cui era inevitabile un sistema CONFEDERALE, rimanendo da definire i poteri del governo centrale federale.

Va detto che la nascita della Costituzione era sorta tra dibattiti tempestosi. Si erano manifestati i germi che sarebbero poi sorti nella Rivoluzione Francese.

Washington, presidente della Confederazione, raccomandò che "il divorzio dalla Gran Bretagna non degenerasse in una rivoluzione sociale a sostegno della democrazia". Il presidente aveva lottato contro dazi, tasse, imposte dettate con mezzi coercitivi dagli inglesi; però non si fece scrupolo dopo l’indipendenza di usarli a sua volta. Alcuni stati come la Pensylvania osservarono che mancava qualsiasi dichiarazione che preservasse la libertà di stampa, come una giuria nei processi civili; inoltre si opposero ad eserciti permanenti in tempo di pace; chiesero una tutela delle minoranze atta a bloccare ogni decisione contro le stesse.

A Washington succedette John Adams, autoritario come il precedente. Poi Thomas Jefferson che prese a tutelare le libertà civili, ma solo per i bianchi. Infine furono introdotti gli emendamenti, creati per limitare e ritoccare i poteri della Costituzione, rivelatasi troppo rigida. Fu proibita una chiesa di stato che impediva l’esercizio di altre religioni. Con John Adams il potere sfiorò la dittatura: multe e carcere con violenze e omicidi contro stampa e giornalisti che si esprimevano contro il governo.

Passando all’esame della Costituzione, si deve sapere che la schiavitù fu mantenuta fino al riconoscimento del "United States Bill of Rights" del 1789 onde ottenere l’adesione degli stati del sud.

I singoli stati pretesero una rappresentanza senatoriale uguale per tutti, a prescindere dalla loro popolazione: cioè due senatori per ogni stato, in carica per sei anni. Da ciò era inevitabile e impossibile andare oltre una confederazione. Il Senato era ed è un organo superiore rispetto alla Camera dei Rappresentanti, eletti ogni due anni. Entrambi gli organismi formano il Congresso. Ogni stato è dotato di una corte federale. La confederazione nacque con il partito repubblicano da cui si staccò e si formò il partito democratico assai più aperto alle istanze sociali.

Ogni stato crea la proprie leggi, salvo quelle sullo stato di guerra (la pena di morte varia da uno stato all’altro). Esiste una corte suprema confederale, che di fatto funge pure da corte costituzionale, e può dichiarare le leggi approvate dal congresso non conformi alla Costituzione. I nove membri di tale corte, sono nominati a vita dal Presidente della Confederazione, con il consenso del senato.

Il sistema elettorale è, a dir poco, complesso.... legato ai collegio elettorali costituiti in seno a ciascuno dei cinquanta stati: ciascuno di essi ha diritto ad un numero di elettori pari al numero dei suoi senatori più quello dei rappresentanti (deputati) eletti nel proprio stato.

Naturalmente l’esito appare spesso paradossale, perchè il candidato con più voti popolari può soccombere alla maggiorana dei grandi elettori scelti dal "collegio elettorale". Tale sistema pur risultando equivoco non sarà mai corretto, tanta è la passione identitaria dei singoli stati. Non ci troviamo certamente di fronte ad una iniziativa democratica ....