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Pinerolo Indialogo

Giugno 2013


Dialogo tra generazioni

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 Sociale & Volontariato 


Lettera alla Redazione dell'equipe Il Raggio
"Pinerolesi, siate attenti alla disabilità: in città c'è bisogno della vostra solidarietà"


a cura di Valentina Voglino
Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.6 - Giugno 2013

  Ogni qual volta si parla di diversamente abili, gli interlocutori si dividono in coloro che guardano al disabile con un misto di pietismo e commiserazione, alcuni invece ne sono spaventati mossi da un’arcana ignoranza ed altri che invece riconoscono la dignità intrinseca che deriva dal primo diritto che tutti abbiamo: "essere" una persona. Quest’ultima categoria di individui sta, fortunatamente, pian piano aumentando anche grazie al lavoro certosino di diffusione della cultura dell’integrazione e dell’inclusione sociale. Ma, purtroppo, non è ancora sufficiente.

Accade infatti che un ragazzo ventisettenne, che viaggia in autonomia con i mezzi di trasporto pubblici, che lavora come aiuto cuoco in una mensa e che ha una vita ricca di impegni sociali, sia identificato come diverso, umiliato e sbeffeggiato da un gruppetto di ragazzini in età scolastica, solo perché è una persona affetta da sindrome di Down. Tutto questo sul bus che utilizza ogni mattina,nella tratta Torino-Pinerolo, circondato dalle persone che frequenta ogni giorno.

Ed accade che un cinquantenne, che vive in un gruppo-appartamento in regime di semi autonomia, pienamente inserito sul territorio e nel tessuto sociale in cui la nostra Cooperativa (Il Raggio) è radicata da anni, venga circondato ed aggredito da tre ragazzi spavaldi e prepotenti che oltre all’umiliazione e ad una dose di spintoni, gli sottraggono macchina fotografica ed un trancio di pizza appena acquistata. Il tutto in mezzo all’indifferenza più totale dei passanti e dei commercianti. Tutto questo nel quartiere dove vive da anni, in zona viale Castelfidardo, tra i negozi che quotidianamente frequenta.

Ed ecco dunque, il secondo punto dolente: come educatori, ma ancora prima come individui e cittadini responsabili, lavoriamo per legarci in modo stretto al tessuto sociale del territorio, del quartiere in cui viviamo, in quel clima di dare e avere che sa tanto di passato ma che è così costruttivo per il comun vivere. Con profonda delusione, però, ci siamo dovuti rendere conto che, nonostante l’investimento in quella direzione, non è stato possibile raccogliere tutta la solidarietà che ci aspettavamo. Da nessuno: vicini di casa, passanti, commercianti.

Fatti gravissimi, a prescindere dalle condizioni e dalle caratteristiche dei soggetti.

Ma, soprattutto, brucia dover accettare il fatto che ancora oggi sia necessario intervenire a favore dei così detti più deboli, ancor prima culturalmente che fisicamente. Non vi è infatti ancora totale consapevolezza e conoscenza del significato della disabilità e di ciò che essa comporti. Siamo lontani dall’avere completa solidarietà e collaborazione.

Ed ecco che, allora, emerge l’urgenza di diffondere la cultura della diversità e della ricchezza che da essa deriva. E quindi, che cos’è la disabilità se non una delle tante condizioni della vita umana? Io sono alto, tu sei basso, lui è magro, lei è bruna, loro sono senegalesi, io sono disabile.

Valentina Voglino, Gianluca Gallina, Francesca Bruno Franco, Marco Tealdo, Marcella Gambetta, Maria Grazia Berra