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Pinerolo Indialogo

Luglio 2013

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

L'arrivo

Camino de Santiago de Compostela/2

"Un viaggio dentro e fuori di me"

di Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.7 - Luglio 2013

  Il 5 maggio avevo salutato Angie con un tramonto rosa su Pamplona. Un mese di cammino ci separava da allora.

Per combattere il male che mi aveva colpito lo scorso anno avevo aggiunto la mia forza di volontà alle chemioterapie. Amo camminare e sentivo che questo sarebbe stato un viaggio risolutivo.

Spesso ho condiviso fatica ed emozioni con nuovi amici. Nei passaggi in solitaria il desiderio di arrivare, la natura accogliente, e Dio nel mio cuore, tutto mi caricava e mi spingeva avanti. I momenti di luce, i piccoli traguardi, i suoni del bosco, il sole che gradatamente illumina la via, i pasti condivisi negli albergues parrocchiali, la gioia dei racconti e poi le tappe difficili, il buio, la fatica e il dolore. Penso alla tendinite al piede o al dolore insistente al fianco, al peso dello zaino a volte più massiccio: tutto spinge fino alla vista delle guglie dell’imponente cattedrale. Tutto ha cooperato al viaggio e a fare me più forte. Non solo nel fisico, ma anche nella Fede. 

Vi racconto un episodio.

Lasciavo Burgos all’alba sotto una pioggia insistente, ben coperto sotto la mantella. Durante il primo tratto di cammino la temperatura era mite, ma poi scendeva e intanto mi accorgevo che la plastica del poncho aveva delle falle e cominciavo a tremar di freddo. Dopo due ore cercavo riparo sotto una pensilina dei bus, ma gelavo ed ero fradicio. Pochi minuti e ripartivo: non potevo scaldarmi le mani. Oltrepassavo diverse località nelle mesetas verdi, Villal Billa, Rabe de la Calzadas e Hornillos del Camino, importante tappa nel XVI secolo, con diversi hospitales per pellegrini e un ospizio per lebbrosi. Mi fermavo tremante in un bar per un cappuccino caldo e togliendomi il poncho mi accorgevo che sotto il pile ero zuppo. Non riuscivo a tirar fuori le monetine dal portafoglio, talmente ero intirizzito. Altri 10 km di strada con l’unico filo di speranza: la pioggia più rada e un po’ di vento. Pregavo nel mio cuore. Ancora 3-4 km e un tratto fangoso spaventoso: ad ogni passo, sempre più pesante, fango sugli scarponi. La meta non arrivava mai, ogni istante una sofferenza. Dopo oltre 2 ore ero vicino, ma dell’arrivo non si vedeva assolutamente niente, tutto piatto e campi di grano a perdita d’occhio. Un segnale: 500 m ad Ontanas. Ma dov’era? Nulla all’orizzonte!

La valle scese all’improvviso e spuntarono le prime case, insieme al sole.

Nell’ostello El puntido potei finalmente scaldarmi e lavarmi.

In totale ho percorso più di 900 km a piedi, il 2 giugno son giunto solo, alle 6,30 nella cattedrale di Santiago. La piazza deserta, la cioccolata calda coi churros, la consegna ufficiale della "compostella": ero el primero all’oficina del peregrino; poi la cerimonia del botafumero, il suono del doppio immenso organo che ancora mi rimbomba dentro, e ancora il prosieguo fino all’oceano, le capesante, la visione del braccio di mare che si avvicina, la lunga spiaggia bianca alla punta estrema Ovest del continente europeo...

La sera telefonai a mia moglie.

Avevo salutato Angie con un tramonto rosa su Finisterre. Un giorno ci separava dal riabbracciarci.