Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Settembre 2013


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera da una tigre pinerolese
"Statemi bene a sentire..."

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.9 -Settembre 2013

  Sono 7 anni, così scrivono i giornali, 7 lunghi anni umani che sopporto il loro sguardo. Ti guardano come guarderebbero un animale in gabbia. Li vedo entusiasticamente spaventati al potere della natura più grande di loro. E questi sono il meglio. Poi vengono i bambini e urlano, sbattono bastoni sul selciato, mangiano gelati e sono convinti che i loro civilizzati genitori che li hanno portati qui, al mio cospetto, al mio giudizio selvatico, siano meno pericolosi di me. Corrono, piangono sbraitano e sembrano indemoniati. Fanno paura. Io li temo. Ogni giorno mi sveglio con la paura di trovarmene uno accanto. Ai cuccioli si può perdonare non tutto, ma qualcosa, qualcosa dettato dalla propagazione e dalla conservazione della specie. Ma agli altri non perdono niente. Non perdono le macchine fotografiche, con quei flash che disturbano le mie pupille nere e profonde come la foresta. Niente al confronto di quei profumi che stuzzicano il mio apparato olfattivo e lo confondono lo spaventano e lo spezzettano in tante vibrisse indemoniate che si muovono schiave al pari di serpenti annichiliti dalla musica del flauto. E questo è ancora niente se confrontato con la libertà che mi hanno tolto con il loro comportamento; non intendo la libertà di correre libero e felice, quella non esiste neanche per noi, figuriamoci per voi, ma la libertà del fare ciò che voglio quando voglio, la libertà di essere lasciato in pace, la libertà di poter urlare a piacimento senza alcun risentimento o risata o urlo. La libertà di vivere nascosto e non esposto a tutti. La libertà di non partecipare allo zoo dell’anima che certe volte, molte volte, è la vostra società. La libertà di cacciare la mia preda per il gusto di farlo contro l’obbligatorietà del gesto consuetudinario della routine. La libertà di essere affamato e mai sazio. Dicono che mi trattano bene, che mi vogliono bene e magari è anche vero. Peccato che non mi abbiano mai capito, e non ne hanno colpa perché non hanno nemmeno capito che dovevano cercare di capirmi. Cosa potevano fare altrimenti. Siamo di due specie diverse. Non credo che "specie" sia il termine corretto per catalogarci, ma solo quello giusto a distinguerci.

Ma il punto, il succo di tutto il discorso, è che non si possono nemmeno permettere di catalogarci. Inutile provarci perché sapete bene cosa faccio di solito.

E dopo sette anni cosa pensate abbia fatto? Statemi bene a sentire perché farà scalpore: la normalità quando è davvero normale fa sempre più scalpore di quello che dovrebbe. Lo mordo. Lo sbrano. Mi vendico.

Sono stufo. Come hai frammentato la mia realtà a circo io frammento te. Volevo solo dire questo ai pinerolesi che sono venuti a vedermi come scimmie urlatrici fastidiose, prima di morire in circostanze mai chiarite, punito. Punito dalle vostre norme, che non sono la mia normalità.