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Pinerolo Indialogo

Settembre 2013

Dialogo tra generazioni

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  Riflessioni


Riforme e sistemi elettorali

La strana rivoluzione  americana
di Renato Storero

 


Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.9 - Settembre 2013

   Come preannunciato nel precedente servizio, ritengo per completezza e comprensione accennare a ciò che portò alla frattura definitiva tra il regno di Gran Bretagna e le grandi terre conquistate dagli stessi inglesi in America settentrionale.

Durante la monarchia di Giorgio I, che inaugurò la dinastia degli Hannover, le grandi famiglie "whig" mantennero saldamente il controllo politico. Un primo evento alterò profondamente, nel 1745, questa situazione con la insurrezione scozzese per rovesciare Giorgio II e rimettere sul trono uno Stuart.

La rivolta fu ferocemente stroncata dal Duca di Cumberland, detto il "macellaio". Intervennero poteri assoluti con un governo militarizzato. Nacquero i "tory" conservatori; furono spedite nuove truppe in America ove già serpeggiavano conflitti, come in Virginia.

Intanto gli emigrati americani avevano già occupato gran parte dei territori dei "pellirossa"; pochi furono i pacifisti, come i quaccheri della Pensylvania.

La maggioranza era ormai ricca e potente; intendeva eliminare gli ultimi piccoli possedimenti francesi e spagnoli. Nel 1758 una grande siccità aveva provocato un aumento del prezzo del tabacco, creando un ulteriore problema, perchè una legge di dieci anni prima stabiliva che i sacerdoti anglicani andavano pagati in tabacco per un equivalente totale di 17.280 libbre all’anno (in Virginia, la massima produttrice). Ci fu una reazione grave del clero che coinvolse il vescovo di Londra. La chiesa d’Inghilterra e la chiesa presbiteriana di Scozia sostenevano opposte teorie. La prima era ossequiente al sovrano rappresentante di Dio; per la seconda il monarca era responsabile nei confronti del popolo che poteva deporlo per condotte inaccettabili. Vecchia ruggine tra gli Hannover e gli Stuart. Giorgio III accede al trono con la fine della guerra dei 7 anni. Il parlamento viene controllato da un re meschino e pericoloso;aveva creato un vero e proprio servizio segreto di controllo sui sudditi...

Le colonie erano sempre più floride con benefici notevoli, anche se tasse e imposte dovevano essere versate alla madre patria. I costi della guerra iniziatasi oltre mare erano sempre più pesanti. Gli inglesi delle due sponde iniziarono a odiarsi. Così nacque la cosidetta "Rivoluzione Americana", in realtà una vera e propria guerra civile tra i due eserciti sul piede di guerra: l’opposizione britannica era fortissima con provvedimenti legislativi come lo "stamp act" e il "declaratory act". Reazione durissima dei coloni. Va comunque detto che le reazioni erano per lo più opera di mercanti, grossi proprietari schiavisti delle piantagioni..... (appare ridicolo che Lenin facesse un panegirico di questa "rivoluzione americana" !).

Sulla schiavitù gli inglesi erano più abolizionisti perchè "gli schiavi sono esseri umani per formazione fisica..." . Un cenno ad un certo John Wilkes,

dissoluto ma affascinante, duellava ma trovava sempre fondi; vinceva le elezioni pagando ogni votante da 2 a 5 sterline: divenne persino Cancelliere dello Scacchiere, "il ministro più incompetente mai espresso". Mentre si consumava la tragedia di Giorgio III deposto perchè entrato nella follia, Wilkes fu chiuso nella Torre e poi assolto con cospicuo risarcimento. Così famoso che persino Chuchill gli espresse ammirazione.

Infine le due parti contendenti, date le enormi spese del conflitto, addivennero ad un accordo, tanto che poi nacquero gli Stati Uniti d’America.

Per concludere riaffermo che la cosidetta rivoluzione americana fu fondata esclusivamente su interessi economici, senza alcun riferimento ad etica sociale e progresso economico.