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Pinerolo Indialogo

Novembre 2014


Dialogo tra generazioni

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 Arte & Architettura 


Un supporto all'autosostentamento

Gli "orti sociali" di Baudenasca

di Riccardo Rudiero
Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.11 - Novembre 2014

   Quello degli orti urbani è un fenomeno che sta prendendo piede con grande velocità in tutto il mondo: secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, più di 800 milioni di persone nel globo praticano questo tipo di agricoltura, contribuendo dal 15 al 20 % della produzione mondiale di cibo. Tale fenomeno ha naturalmente coinvolto anche l’Italia, e Pinerolo non ne è certo esente, con la nascita da ultimo di alcuni orti in frazione Baudenasca.

In generale, molto spesso la coltivazione di un orto urbano può considerarsi una tendenza modaiola, non più di un hobby (a volte non proprio alla portata di tutte le tasche) che ha però l’indubbio vantaggio di portare sulle tavole verdura fresca di stagione e di riavvicinare alla terra.

L’iniziativa pinerolese è retta da motivazioni e su meccanismi profondamente differenti. Anzitutto, non si parla di "orti urbani", ma di "orti sociali" (identificati dalla sigla di "Agritorino Onlus", che racchiude diverse realtà socioassistenziali della provincia), nei quali l’elemento relazione ha il ruolo preminente. In seconda battuta, gli orti sorti a Baudenasca nascono per dare soluzioni concrete a un’esigenza primaria – la necessità di cibo – per la sussistenza di diverse famiglie in difficoltà.

Sussistenza, una parola che il mondo consumista in cui viviamo legge attraverso una sfumatura antimoderna e retrograda, mentre invece è l’autoproduzione che dà dignità e può essere al contempo una risposta ai problemi economici di molti.

A Baudenasca l’iniziativa si è concretizzata utilizzando un grande campo che versava da anni in condizioni di abbandono e che è stato ceduto in uso gratuito da Suor Edvige all’associazione Il Buon Samaritano. È stato suddiviso in vari comparti dotati di tutto quanto necessario, dalle cisterne per l’acqua agli attrezzi per la lavorazione del terreno.

Inizialmente, ciascun appezzamento era stato assegnato a persone in difficoltà economiche, che provvedevano alla sua conduzione; la sperimentazione non ha però avuto il successo sperato – anche per oggettive difficoltà quali il raggiungimento della frazione – e l’organizzazione è quindi stata rimodulata basandosi sul lavoro dei volontari dell’associazione "Il Buon Samaritano", che provvedono alla coltivazione e poi alla distribuzione dei prodotti ricavati nel territorio del pinerolese.

«Con questa iniziativa degli orti si vuole uscire dalla logica dell’assistenzialismo - sottolinea Rinaldo Canalis del Sermig, tra i fautori dell’iniziativa - per puntare all’autosostentamento e alla dignità attraverso la valorizzazione del lavoro». Perché coltivare un orto non è solo un fatto di fatica, ma anche e soprattutto di cultura. A parte le conoscenze tecniche, insegna anche a rispettare i cicli della natura e la stagionalità, aumentando i non secondari benefici di una alimentazione varia e sana. «In questi orti - continua Canalis - vi è una vera e propria didattica del sociale oltre a un riavvicinamento alla terra».

I corsi organizzati dal Sermig, a Torino come a Cumiana e Piossasco sull’apicoltura e l’orticoltura, raggiungono cifre sempre più importanti (che si aggirano sulle centinaia di persone in città e sulla cinquantina fuori). «Ma la cosa più importante non è fornire dei saperi, ma creare relazioni, creare rete», afferma ancora Canalis.

Un orto sociale, quindi, ancora più di uno urbano, ha il triplice vantaggio di rispondere a esigenze concrete, far aumentare la solidarietà e i rapporti interpersonali e, non ultimo, recuperare aree marginalizzate che tornano così ad avere un ruolo nello scacchiere cittadino.

Quest’ultima funzione può diventare anche una sfida per l’amministrazione comunale, che si dichiara attenta all’argomento: perché non dare un maggior peso agli orti urbani e sociali, anche nella futura revisione del PRG?