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Novembre 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a... 
L'imperialismo sanitario

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.11 - Novembre 2014

    Premessa: questo scritto di seguito si basa esclusivamente su considerazioni personali, pertanto in questa paginetta il contenuto non può essere letto con pretesa scientifica, in quanto gli argomenti trattati esulano dal mio campo di ricerca (ebbene sì mi piace pensare che ricerco pure io qualcosa, i finanziamenti sono privati, ovvio, facciamo pure i nomi di questi enti ai quali devo molto: E.G.O. S.n.c. risparmi personali s.p.a. e mammaepapà associati) né tanto meno rappresenta il punto finale e didattico di problematiche nelle quali mi sono impegnato nel corso dell’esistenza... ma non sarà che se ci hai li spicci di ebola ci guarisci?

Ebola: che paura, il solo nome già evoca bolle (che non ci sono), brulicare (non brulica il virus manco lo si vede) e Tom Clancy. La prima volta che mi sono imbattuto nella tremenda malattia è stato in un libro, tredicenne alla ricerca di emozioni forti in fanta-thriller politici, dove terroristi (russi o islamici... oibò) spandevano dagli impianti di areazione proprio il famigerato virus, modificato in modo da diffondersi per via aerea (prima verità assodata: non è così), seccando un bel numero di sporchi occidentali. Ed ora eccolo li, siamo quasi a diecimila morti. Praticamente tutti in Africa. In Europa pare che ci si possa curare (seconda verità assodata, per ora: ci si può curare). E siamo da capo. Non è ancora questa la scrollata definitiva del pelo di Madre Natura. Certo il vaccino non è previsto prima del 2016 (terza verità assodata: ogni malattia ha la sua cura. Non è detto che questo sia sempre un bene) ma vuoi la sicurezza ai confini, vuoi la disponibilità occidentale di mezzi, medici e ricerca, vuoi la casualità, vuoi semplicemente che il giornalismo usa i virus come i cineasti gli zombie, non mi sembra di essere di fronte alla pandemia. Attenzione potrei sbagliarmi (quarta verità assodata: tutto quanto detto non è dimostrabile, quanto detto da tutti, non solo da me), ma l’impressione, forse ancor più tragica perché non ci accomuna ma ci differenza ulteriormente, è che questa tremenda malattia sia la classica facies hippocratica (quinta verità assodata: usare il latino fa figo), e cioè la faccia morente di un divario materialista che va sotto il nome di imperialismo, quel vecchio lubrico che non muore mai e si rinnova sempre, una sorta di vaiolo per gli indiani d’America. Certo non sto dicendo, come certi invasati che sicuramente stanno meglio di me perché almeno vedono il caos del complotto e non solo il complotto del caos, che l’ebola TM sia un copyright sulle coperte USA per rallentare l’avanzata islamica, ma che anche nel modo di contrarre le malattie e, soprattutto curarle, ci siano delle differenze macroscopiche determinate dal denaro. Marxismo sanitario: può essere. Ovvietà: sicuro. Eppure mi premeva dirlo perché leggo di psicosi, madri che ritirano bimbi dall’asilo, politici che rinforzano le loro idee contro l’immigrazione, imbecilli che riflettono se la mano che hanno toccato è di un altro colore (sesta verità assodata: non sono immune al virus della stupidità) e così via. Insomma mi pare proprio che così come il sottoscritto ha molte più possibilità di morire per il cancro o il colesterolo, un africano ha molte più possibilità di morire di fame e malattie contagiose. La differenza è che io posso scegliere, lui no (settima verità assodata).