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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2014


Dialogo tra generazioni

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 Vita internazionale 


Intervista a Sara Alù
In Ohio, arte e danza a 360°

di Alessia Moroni

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.1 - Gennaio 2014

  Sara, ballerina pinerolese, ha trascorso l’estate in Ohio lavorando in un "YMCA Camp", cioè una catena di campi estivi per ragazzi e famiglie, attivi anche tutto l’anno. Il suo ruolo era quello di "consuler", un’"animatrice" all’interno dello staff. La sua principale occupazione riguardava la danza, ma anche molte altre attività, tra cui l’organizzazione di serate e giochi che seguivano il tema della settimana. Tra una prova e l’altra, Sara ha trovato un’oretta per raccontarci la sua esperienza in America.

Appena arrivata ti sei inserita in un ambiente del tutto nuovo, per di più lavorativo: deve essere stato un grande cambiamento...
   Sì, abbiamo fatto la prima settimana di "staff training", dove ci hanno spiegato le norme di sicurezza per i bambini e dopo abbiamo iniziato a lavorare per otto settimane. All’inizio il linguaggio era tecnico, poi è stato più facile, anche se è molto particolare da cogliere, perchè usano molto lo "slang".

Con i colleghi? Vita privata?
   Ho trovato persone molto ospitali e ho instaurato delle bellissime amicizie. Ogni settimana avevamo 24 ore di tempo libero e, per quel breve periodo, alloggiavo da delle mie colleghe americane: ho così visitato le grandi città dell’Ohio e vissuto la loro cultura.

Per quanto riguarda la danza e l’arte in generale, hai notato differenze rispetto all’Italia?
  
All’interno della struttura le persone dello staff erano molto attente a far uscire il talento dei bambini e le loro qualità. Al di fuori ho potuto comunque notare che l’arte è molto valorizzata, ben vista e apprezzata dal pubblico. Dopo questa esperienza ho una visione più completa e più aperta della danza. Loro sono artisti completi, vivono l’arte a 360 gradi e la ballerina può lavorare in teatro, tv, videoclip, senza essere vincolata ad un singolo settore.

Sei stata a contatto con ragazzi e bambini di ogni età: c’è un particolare della quotidianità che ti ha colpita?
  
Una cosa che mi ha colpita è stato il modo di stare insieme dei giovani, senza dover pensare a mille tecnologie. Non potendo tenere né telefono né ipod, usavano forme di divertimento molto semplici e "rudimentali". Nella pausa pranzo loro si divertivano facendo il ritmo con il bicchiere, con filastrocche semplici e divertenti.

Hai avuto possibilità di girare per l’America?
  
Sì, finito il Camp sono stata a Chicago, poi sono tornata in Ohio e ho passato quattro giorni alla Miami University. Lì ho potuto vedere l’ambiente universitario americano, totalmente diverso dal nostro. Sono poi andata cinque giorni a New York, con due colleghe. New York è emozionante: sembra quasi una favola. Ho visitato i punti più importanti tra cui il MoMA (The Museum of Modern Art) e il Musical di Broadway. A paragone mi è piaciuta molto di più Chicago e la vera America l’ho vissuta in Ohio.