Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Marzo 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a... 
Non perdere la testa

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.3 -Marzo 2014

    A pronunciare quelle parole è difficile non immaginare sguardi sbilenchi sopracciglia arcuate e strani gesti stizziti con le mani da parte dei vostri interlocutori; e già mi immagino la reazione del lettore/trice: ecco l’ennesimo articolo su San Valentino e/o sulla presunta futilità della festa per vendere cioccolatini, peluche e cianfrusaglia dal dubbio, quando non totalmente assente, valore estetico, riproduzioni (del tutto deklimtizzate) di un’opera, e una sola, di Klimt e biancheria intima da allupati. E’ per questo che la riflessione qui proposta arriva solamente dopo l’ordalia di cuori, fiori e rosso che le vetrine della, pur depressa commercialmente, Pinerolo ci hanno offerto.

Amare non è né scontato né ovvio né banale; d’altro canto amare una persona è limitativo, frammentario e terribilmente difficile; amare amplifica e allo stesso tempo preclude esperienze perché amare significa vedere i contorni delle cose più definiti, più reali più luminosi ed allo stesso tempo essere accecati dalle summenzionate cose contornate; amare è sondare l’altro per poi guardare in fondo, ma proprio giù giù dentro se stessi e trovare anche robe non molto belle, diciamo pure robacce, che sarebbe meglio lasciar nascoste anche a noi stessi. Ma soprattutto Amare è scegliere, migliorarsi, distinguere criticamente e selezionare la Qualità aldilà della quantità che ci circonda e blatera blatera senza portare mai nulla di nuovo, salvo qualche investimento inutile.

San Valentino pare essere stato un vescovo martire del II-III secolo d.c., torturato e decapitato, patrono degli innamorati e degli... epilettici. Quasi una traslazione del paradosso wittgensteniano del barbiere (che dice all’incirca: c’è un barbiere che rasa tutti quelli che non possono rasarsi da soli e quindi riesce a rasare se stesso?) la mancanza di testa del Valentino storico sembra dirci: si può amare qualcuno senza usare il cervello quando tutto ciò che amiamo è la produzione e la rappresentazione cerebrale del nostro amore? Addirittura gli stimoli del piacere sono, aldilà di qualsiasi pulsione animale, correlati direttamente con l’organo che dovrebbe essere escluso a priori da ogni storia d’amore? Epilessia, nevrosi e incertezze grandi quanto le certezze, ecco cosa dovrebbero far scattare le parole "San Valentino".

Potreste chiedermi cosa c’entri tutto ciò con Pinerolo e col piccolo mondo che ci circonda: ebbene, alla fin fine buona parte delle nostre attività sono finalizzate alla conoscenza dell’altro, del prossimo, di chi potrebbe essere davvero prossimo a noi, ad una casualità di incontri da... far perdere la testa. E come non pensare che tutto ciò che facciamo serve a metterci in relazione con le relazioni, a produrre denaro per continuare o intraprendere relazioni e a scoprire interessi, passioni e passatempi che nulla hanno da invidiare all’amore cantato dai poeti, totalizzante e spersonalizzante.

Quindi nonostante San Valentino sia ormai passato per quest’anno e le vetrine cambino in celebrazioni vacue di altre feste... testa sulle spalle.