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Pinerolo Indialogo

Maggio 2014

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio


Trek in Namibia

Il Pan Etosha

di Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.5 - Maggio 2014

   

In una regione della Namibia, nell’Africa del Sud Ovest, Okaukuejo, si trova una landa più che desolata, il Pan Etosha, lo zero assoluto. Etosha significa in lingua Owambo "il grande luogo bianco dell’acqua asciutta", perché le piogge sono rare e la depressione centrale rimane quasi sempre asciutta. L’Etosha Pan è infatti la vastissima depressione salina verde opale che occupa buona parte della zona orientale del Parco e che occasionalmente viene raggiunta dalle acque provenienti dal bacino pluviale dell’Angola (4.950 kmq); le sue origini risalgono a 12 milioni di anni fa, quando era un basso lago alimentato dalle acque del fiume Kunene. Negli anni in cui le piogge sono abbondanti, la depressione è alimentata d’acqua da canali, alcuni dei quali sono fiumi apparentemente prosciugati. Per fortuna, nostra e loro, la fauna si può abbeverare alle pozze artificiali, e una di queste, alla sera, ci racconta la telenovela della savana. Ed anche la gerarchia: leone, rinoceronte, elefante, giraffa, coyote.

I primi ad aver diritto ad una bella bevuta sono i leoni che poi si acquattano tra le rocce con cui si confondono. Solo una bella femmina si attarda un poco, si dirige verso i cuccioli e si accoccola a pancia in su. In lontananza una giraffa osserva.

Ecco Rino il raro rinoceronte grigio, presto raggiunto da moglie e figlio. Ma la signora si accorge della leonessa in agguato e la caccia bruscamente. Con l’ormai prevedibile lentezza si impossessano della pozza per un paio d’ore, con l’unica variante di un elefante e di un secondo Rino con cui c’è una finta zuffa.

La giraffa osserva timorosa in disparte. Invadono la scena gli elefanti, in gruppo, caciaroni e giocherelloni. Scacciano tutti quanti. Arriva, discosta, una madre col piccolo. E un maschio dall’aria no global, poco integrato. Dopo frizzi e lazzi se ne vanno.

Si sente nella notte un ruggito terribile, seguito dallo sghignazzare di iene. Il ruggito del leone può udirsi a 5 km: non lo vediamo, ma siamo a soli 20 m dalla pozza; protetti dal buio, da un muraglione e da assi oblique.

Qualche intermezzo di visite di coyote.

La giraffa ci riprova, ma fiuta il pericolo. Si avvicina, si allontana, ritorna e tenta di abbeverarsi con le sue gambe lunghe incrociate, una spaccata da soubrette. All’improvviso un attacco di un giovane leone. Dopo un ennesimo, inutile, tentativo la giraffa si allontana di nuovo. E noi si va a dormire.

Al mattino lungo la strada del ritorno, un ultimo incredibile avvistamento, preceduto dalla sensazione dei cuscinetti delle zampe sull’asfalto: la regina, una bella leonessa, ci attraversa la strada, per raggiungere un giovane maschio; lo ignora, e lei prosegue fino al suo compagno, il re.

Martedì 13 maggio, h 17,30, racconteremo di un Brasile alternativo presso la libreria Mondadori in piazza Barbieri a Pinerolo