Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Luglio 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a chi di dovere 
Tra il guidare e il camminare... rilevamenti estetico-morali

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.7-8 -Luglio 2014

   Come per Schopenhauer la vita era un pendolo tra noia e dolore la mia è un pendolo tra la guida e le camminate: scegliete voi dove sta la noia e dove il dolore. La posizione privilegiata del guidatore prima e del flâneur (anche se a differenza dei miei antenati parigini cammino sempre con velocità, d’altronde la società mi spinge ad accelerare, e con una direzione [almeno quando cammino]) dopo, mi consente di fare rilevamenti estetico morali su ciò che mi circonda, quando non sono troppo obnubilato dalla musica

.

I nostri paesetti saranno tranquilli, calmi e vivibili... ma quanto sono brutti. Alloggi di orwelliana fattura (ah, l’aroma del cavolo bollito!) si innalzano in piani regolatori stabiliti da lanci di dadi su mappe catastali disegnate da bimbi durante la pausa pre-merenda; fatiscenti (e pericolosi... e brutti!) edifici "storici" vengono lasciati allo sgretolio del mondo e inclinati verso strade butterate di asfalto usurato (sfido io, quando si prende l’auto anche per fare 200 m) ci ricordano che anche nel nostro piccolo la gravità esiste; nascosti da foreste di granoturco e zanzare svettano campanili dalle cupole ossidate; la mattina come larve da un cadavere sgusciamo fuori in centinaia di auto dalle budella del paesetto di circostanza per farvi ritorno la sera sfiniti, sfibrati, sconfitti ogni giorno di più; camioncini di colori diversi, i corrieri come deux ex machina in questa tragedia dell’assenza di servizi (siamo noi a servire loro e non viceversa!), calano a flottiglie e consegnata la futile merce comprata con soldi finti, ripartono verso la prossima consegna di temporanea, e quanto limitata lo dico per esperienza, soddisfazione dell’acquisto; e poi quando si arriva alla meta eccoli lì i "portici storici" di Pinerolo: sigarette, cartacce, merda di piccione, sguaiate risate nei locali (bar, baretti, pub, baruciu, bettole, bistrot, ristopub... ma dannazione non facciamo altro che mangiare e bere?!) a distanza l’uno dall’altro di 2 o forse 3 metri, e numerose serrande tirate giù, ci siamo trasferiti in località più ridenti, e dentro esercizi commerciali una volta fiorenti, che almeno garantivano pulizia, montagne di spazzatura. Spazzatura. E non solo quella organica, a ben vedere tutta la spazzatura è organica, anche quella morale, la spazzatura del vuoto. Il vuoto fatto della giornata finita il prima possibile, del disinteresse egoistico, e soprattutto il vuoto di una serie di compiti che a ben vedere non servono a nulla e a nessuno e della giornata che non offre nulla, il vuoto di locali vuoti, e dei bar pieni delle stesse facce vuote, il vuoto della democratizzazione dell’acquisto, prezzi più bassi e addio qualità, complessità e diversificazione. Sarò reazionario ma quell’obbrobrioso telone (e non sono vegetariano) dalle dimensioni colossali comparso all’imbocco dei portici principali di Pinerolo, anticipa il futuro dei nostri paesi: carne pesta camuffata da slow food (e non credo sia un caso che un tempio di questa industrializzazione dei sapori di una volta ci saluta ogni giorno col suo cancello auschwitziano). Mangiamo sano ma parcheggiamo di fianco al tavolo.

Questa lettera, forse l’ultima, è indirizzata a chi di dovere. Passione non voti. Idee non suv: voti e suv non sono altro che l’ennesima conferma della vostra mediocrità e assenza di cultura. E ora posso andare a farmi il letto nella torre d’avorio più tranquillo.