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Settembre 2014

Dialogo tra generazioni

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 Buone News 

 

Il viaggio di Jamie Oliver negli USA 

di Gabriella Bruzzone

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.9 - Settembre 2014

   Pomodori, olio di oliva, buon pane, mozzarella, pasta. Orgoglio prettamente italiano, esportato in tutto il mondo, la dieta mediterranea è sicuramente uno dei nostri fiori all’occhiello che tutti ci invidiano e che molti vorrebbero imitare.

Siamo indubbiamente fortunati a vivere in una terra che offre eccellenze, ma ancora di più siamo fortunati a saperle sfruttare, elaborarle e renderle parte essenziale della nostra cultura. Sì, perché il cibo è un patrimonio culturale essenziale. Del resto, come diceva Ludwig Feuerbach, «L’uomo è ciò che mangia». È vero, lui non lo intendeva letteral-mente, ma è solo grazie a un’interpre-tazione inesatta che questa massima è diventata uno degli slogan principali del mangiar bene – e vivere bene – in molte culture, europee in particolare.

Oltreoceano invece la situazione cambia, e anche piuttosto drasticamente. "Fast food nation" – dal titolo di un libro di Eric Schlosser – è sicuramente l’espressione che meglio calza agli Stati Uniti. Che la maggior parte dei pasti siano spesi nei fast food è risaputo, come è di dominio comune la scarsa attrazione degli americani per frutta e verdura. Ma che la scuola, luogo di educazione, sia invece la prima a diseducare in campo alimentare, lascia un attimo basiti.

Per questo motivo, Jamie Oliver, famoso chef britannico conosciuto soprattutto per i suoi programmi di cucina, sta portando avanti con entusiasmo e determinazione la sua Food Revolution, con l’intento di educare bambini, adulti e genitori a condurre diete sane ed equilibrate.

Il suo progetto è iniziato nel 2010 con un programma televisivo per documentare le abitudini alimentari americane. Lo shock è stato immediato e Oliver si è sentito in dovere di fare qualcosa. È partito dalle scuole elementari del distretto di Los Angeles, dove però i suoi cambiamenti non sono stati accolti con favore: perché cucinare verdure, riso, carne quando si possono avere hamburger, pizza e patatine surgelati solamente da riscaldare?

Nonostante l’ostruzionismo e l’interruzione del suo programma, non ha desistito e nel 2011 ha iniziato la sua rivoluzione alimentare. La parola d’ordine è educare: ha aperto cucine in diverse città statunitensi, porta avanti campagne nelle scuole e nelle comunità. Dopo tre anni, sono in 630mila i sostenitori da tutto il mondo, professionisti, volontari, appassionati, che cercano di dare un contributo concreto con lezioni e suggerimenti.

La meta è ancora lontana, ma di certo Jamie Oliver e la sua squadra sono sulla strada giusta per un cambiamento concreto.