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Pinerolo Indialogo

Settembre 2014


Dialogo tra generazioni

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 Vita internazionale 


Intervista a Daniele Jahier
6 mesi alla Columbia University

di Alessia Moroni 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.9 - Settembre 2014

   Daniele Jahier, laureato in Ingegneria Elettronica e prossimo al conseguimento della Laurea Specialistica in Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Torino è da poco tornato da un periodo di sei mesi alla Columbia University di New York, dove ha lavorato in un gruppo di ricerca per svolgere la sua tesi di laurea. Ci racconta la sua esperienza in una realtà completamente diversa dalla nostra.

Per quale motivo hai scelto di partire per la Columbia University?
Avevo già deciso di dedicare qualche mese di studio all’estero e pensavo di andare in Francia, in Costa Azzurra, con una borsa di studio dell’Università. Alla fine di un corso però, una professoressa ha presentato dei possibili progetti di tesi e proprio una di queste poteva essere svolta alla Columbia. Ho dovuto fare un concorso per avere una borsa di studio dal Politecnico e poi, tempo di sbrigare le pratiche burocratiche, sono partito.

Di cosa tratta l’argomento della tesi e di cosa ti occupavi esattamente alla Columbia?
Ero inserito nel gruppo di ricerca "System Level Design", presso il dipartimento di Computer Science. Mi occupavo di "Medical Imaging", in particolare curavo la parte elettronica ed informatica di sistemi per la ricostruzione di immagini che permettono di diagnosticare il cancro al seno. Ho imparato moltissimo e mi è servito soprattutto perché questa è la mia prima vera esperienza in un gruppo di ricerca.

Com’è stato il passaggio da una realtà piccola come Pinerolo a quella di una città come New York? Eri l’unico italiano nel gruppo?
Il professore che coordina il gruppo di ricerca in cui sono stato è italiano e con me c’erano altri tre ragazzi italiani che già da tempo sono alla Columbia. Lavoravo per lo più con un italiano ed un Americano. Dal punto di vista dell’ambientarmi non è stato un problema, dopo un po’ si fa esperienza e si conosce meglio la città. Gli studenti dello stesso gruppo mi hanno aiutato e adesso ritengo di conoscere Manhattan abbastanza bene.

Se potessi scegliere un momento particolarmente importante della tua esperienza, quale ci racconteresti?
Sicuramente ce ne sono tanti! Per prima cosa imparare a vivere in una città del genere in modo giusto, da soli. Poi direi sicuramente salire sul Rockefeller Center e sono addirittura riuscito ad incontrare due miei "idoli": Shaquille O’Neil, un ex-giocatore di basket, e Jordan Rudess della band dei Dream Theater.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Ritorneresti per un altro periodo a New York?
Dopo la laurea mi piacerebbe fare il dottorato con lo stesso tipo di lavoro, anche esteso ad altre applicazioni. La mia idea sarebbe di farlo in Italia o in Europa, per essere più vicino. Certo, se New York fosse dietro l’angolo, lo farei lì.