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Pinerolo Indialogo

Settembre 2014


Dialogo tra generazioni
 
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 Lettere a... 

Lettera a chi si butta l'acqua in testa 
La doccia gelata dell’icebucket

 


di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.9 - Settembre 2014

   Che il gavettone fosse una pratica globalmente diffusa è palese: se fa caldo, davvero caldo, una bella doccia ghiacciata mi refrigera; semplice come bere un bicchier d’acqua, per rimanere nell’idrico.

Imperversa, notavo, la moda dell’Icebucket. La prassi richiede a) una bacinella colma di liquido biidrogeno, possibilmente in due stati diversi ed uguali della propria materia, b) un simpatico collaboratore burlone, disposto a stare nel semianonimato o a comparire in tutta la sua programmata fama e burloneria c) un personaggio di media statura internazionale preferibilmente calciatore o vip in qualsiasi campo disposto a farsi versare il summenziona-to bucket gelato sul cranio in una presunta e burlonesca sorpresa provocante lo shock termico da ostracizzare con bestemmie e nomine di altri personaggi sfidati nella stessa goliardica impresa a favore di cellulare. A che pro? Una campagna benefica per la raccolta fondi per la ricerca contro una qualche brutale malattia, la quale ogni volta che ci svegliamo speriamo di non aver contratto nella notte piena di incubi neri e storditi come quelle cellule nere e anarchiche impazzite e jihadiste nel corpo del malato terminale.

Ebbene, probabilmente la secchiata nasce dal desiderio di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti della campagna e sarà sicuramente corredata da una beneficenza in euro quanto io mai farò in tutta la vita ma... c’è qualcosa che non mi convince: è subdola, puzza di marketing a distanza di miglia, ma peggio ancora (in fondo la pubblicità porta soldi e più soldi ho più ne posso versare sulla testa delle mie cause, ed anche qui lisci come un ruscelletto di montagna) si cristallizza in ghiaccio su fili d’erba nelle mattine di gennaio: è un gesto standardizzato imposto dalla ripetizione modaiola, che lentamente perde la presunta burlonaggine di cui sopra e non appare altro che una doccia gelata. Anche metaforica. Se il bene sceglie queste vie è davvero bene? L’acqua che si infiltra nelle crepe della terra fa rinverdire il sottobosco, ma tolti gli alberi, che non necessitano minimamente di quei rivoletti, la frana è dietro l’angolo.

Cosa c’è di virale oltre al bucket in questi giorni? Le decapitazioni che sfruttano la viralità del gesto per insinuarsi come virus nelle poche certezze giornaliere. Accostamenti così distanti permettono di notare come le tecniche social vengano utilizzate allo stesso modo, con l’identica e precisa volontà bonaria e acritica del proselitismo. Lo schermo sembra quasi giustificare lo spettacolo, per macabro o imbecille che sia. Le guerre di religione, le rivolte e tutti gli altri ameni conflitti che sbocciano giornalmente corrono sul filo della condivisione e raggiungono così un numero talmente vasto, al confronto i volantini durante le guerre mondiali sembrano una goccia nel mare, di persone non pronte alla doccia gelata che li attenderà nello schermo sempre giocoso del cellulare.