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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2015


Dialogo tra generazioni
 
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 Storiae... 


Le avventure del Grande Campo
Un corvo di passaggio...

 



di Cristiano Roasio

 

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.12 - Dicembre 2015

   Quando piove nel mais, quasi non ci si accorge dell’acqua se non fosse per il fango incanalato in quei solchetti che si fanno per rincalzarne le radici. In effetti vi starete chiedendo perché non mi sono addentrato nel Grande Campo quando questo è stato appena raccolto, e quindi le sue piante sono dei tronconi secchi e spuntati, o quando è stato da poco seminato, e perciò le piantine sono fragili erbette alte poco più dei nostri stivali: da noi non succede mai, il Grande Campo è sempre lì, atemporale e immenso, sembra non avere né passato né futuro, come le vite sempre presenti a se stesse.

Ma con queste considerazioni non si procede e perciò, basta divagare. Piove e fa freddo eppure riesco sempre ad addormentarmi, forse stanco per tutto questo procedere senza direzione. La mattina successiva, ma alla natura interessa davvero un concetto così personale come il tempo e il suo succedersi casuale?, Sono pimpante e prossimo alla disperazione: ho macinato chilometri seguendo tutti i vettori che l’apparente direzione giusta mi consigliava, sono perso e sono distante dal nostro sicuro villaggio dormiente, Zermesio e Soriano, ma anche XXZV, sembrano ormai dei sogni di carta, quelli raccontati, sempre più dettagliati di quelli effettivamente sognati. A nulla serve imprecare, ma lo faccio lo stesso. Mi infurio col mais, lo prendo a pugni e calci e tento di soffocarlo con mosse tecnicamente ineccepibili, inefficaci con un avversario così sfuggente.

Il mio canto di disperazione, stranamente, perché al solito tutti gli inni disperati sono muti, viene udito da un corvo di passaggio che decide di arrivare in mio soccorso: si chiama Germesio la prima cosa che mi confessa, e, a dir tutta la verità, mi sembra un po’ tocco; non proprio fuori di testa, ma più simile ad un corvo che voglia dimenticare in tutto e per tutto la sua corvità: già quando arriva con una sigaretta accesa nel becco capisco che c’è qualcosa che non quadra, quando poi mi confessa il nome che evidentemente si è dato da solo, seguito da una sfilza di parolacce ho la conferma che Germesio o è una mia allucinazione, o è un corvo fuori dal comune.
Muovi quelle gambe razza di usignolo bagnato!
La fine non è lontana, è già più vicina dell’inizio, brutto schifoso aquilotto marcio!
E così via. Prima lo ignoro, poi penso che dalla sua posizione sopraelevata possa realmente salvarmi. Il problema è che quelli in basso pensano sempre che chi sta in alto possa avere le soluzioni ai loro problemi ed è per questo che o, come direbbe Germesio, leccano le ali a chi sta più in alto, o tentano loro stessi di salire più in alto possibile. Infatti, la paradossale risposta che ricevo insieme a cenere, piume e scagazzi è:
Che diavolo di una gallina dovrei sapere io, vedo solo mais!
Eh già! Sembra sempre una novità, una cosa balzana, capire che chi apparentemente ha le soluzioni ai tuoi problemi in realtà o ti ignora o sta per scaricarti addosso i suoi, di problemi. Se poi è più in alto ne ha solo di più grossi. Fine. D’altro canto è comunque sempre un piacere parlare con qualcuno se ci si ritrova immersi nel nulla e per questo proseguiamo insieme, io trascinando i miei arti purulenti di prurito ferite sporco e stanchezza, lui volteggiando sulla mia testa spinto dagli improperi più crudeli mai sentiti: è come se le parolacce fossero per lui penne in grado di sostenerlo nell’aria. Sembrava essere una giornata unica, il mio nuovo amico era in alto ad indirizzarmi verso l’ignoto con gli insulti, quando non sento un colpo di fucile attraversare l’aria e da un cumulo di piumaggio nero insanguinato mi arriva, ormai fievole ed in caduta, porca di quella gallina lurida!?