Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Pinerolo Indialogo

Ottobre 2016


Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Dal mondo 



Elezioni americane

I confetti avvelenati di Trump

 

di Alessandro Castiglia

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.10 - Ottobre 2016

"Se avessi una ciotola di Skittles e ti dicessi che mangiarne tre ti ucciderebbe, ne prenderesti una manciata? Questo è il nostro problema con i rifugiati siriani."
Questa la didascalia della foto pubblicata dall’ex parlamentare repubblicano dell’Illinois Joe Walsh, che Donald Trump Junior ha twittato aggiungendo: "Questa immagine dice tutto. Lasciamo perdere l’agenda politicamente corretta che non mette l’America al primo posto".
Immediate le risposte indignate da parte dell’opinione pubblica: "E’ disgustoso" ha twittato Nick Merrill, il portavoce della campagna della rivale democratica alla candidatura a presidente degli USA Hilary Clinton.
John Favreau, esponente del team comunicativo del presidente Barack Obama, ha twittato la famosa foto del bambino impolverato e scioccato dopo un bombardamento ad Aleppo, commentando "Hey @DonaldTrumpJr, questo è uno dei milioni di bambini che tu oggi hai paragonato a uno skittle avvelenato".
Una risposta è arrivata anche dalla casa produttrice dei confetti, la quale ha twittato: "Gli skittles sono dolci; i rifugiati sono persone. E’ un’analogia inappropriata. Noi rispettosamente ci asterremo da ulteriori commenti che potrebbero essere mal interpretati come marketing."
A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, la famiglia Trump continua a far parlare di sé.
Prima le foto che ritraevano i figli del magnate americano a caccia di animali esotici, poi il tweet razzista e xenofobo in linea con la politica aggressiva del padre nei confronti dell’immigrazione.
Trump, forte del suo elettorato di destra, si è incoronato portatore dei valori repubblicani inneggiando alla sicurezza e facendo leva sull’allerta attentati e sul pericolo dell’islamizzazione.
Tra le proposte, quella di deportare 11 milioni di illegali e quella di bandire tutti i mussulmani dagli USA (poi modificata con il divieto di immigrazione per i mussulmani provenienti dai Paesi contaminati dal terrorismo, come la Siria per l’appunto).
Sfruttando il clima di insicurezza, Trump continua a cavalcare l’onda delle sparatorie e degli attentati traendo sempre più successo nei confronti dell’opinione pubblica.
Il suo martellante slogan "Make America great again", declinato in queste occasioni in "Make America safe again", dimostra di pagare in termini elettorali.
Secondo gli esperti, uno o più attentati nelle vicinanze dell’8 novembre 2016 (data delle elezioni presidenziali) potrebbe spostare un gran numero di voti a favore del tycoon.
La posizione anti-islamica di Trump può però dimostrarsi un’arma a doppio taglio ingestibile: da un lato il clima di tensione crescente provocherebbe grandi fratture sociali all’interno del Paese, mentre dall’altro lato l’isolamento dei mussulmani "regolari" residenti negli USA potrebbe portare alla radicalizzazione dell’Islam e alla formazione dei cosiddetti "confetti avvelenati" che i Trump temono così tanto.
Siamo sicuri che questa sia la strada giusta per riportare gli USA "safe again"?